Da hobby a professione: una scelta vincente?

Un tema discusso


Leggendo qua e là per social, blog e forum, ho notato che uno dei temi più dibattuti in questo periodo è l'opportunità o meno di trasformare i propri hobby e passioni in professioni vere e proprie.
Il successo viene definito da molti come la capacità di mantenersi - o addirittura di arricchirsi! - dedicandosi ai propri interessi.
Non più sforzarsi di amare ciò che si fa, ma sforzarsi di fare ciò che si ama, insomma.
Ma è una strada effettivamente percorribile?
Mi farebbe piacere condividere con voi qualche mia riflessione in proposito.


Il rapporto non è più quello di prima...


Cosa intendiamo per "hobby"? Senza scomodare un vocabolario, possiamo definirlo come un'attività che si svolge nel tempo libero, in genere non attinente al proprio ambito professionale, e da cui si trae una sensazione di rilassamento e/o divertimento.
Quindi, in tre concetti chiave: 

  • Orari non ben definiti, si fa quel che si vuole quando si ha tempo... e se lo si vuole!
  • Lontananza dai problemi di lavoro, infatti per prima cosa spegniamo il telefonino...
  • Divertimento... se non ti piace, chi ti costringe?

Siamo sicuri che, eliminando la seconda condizione, le altre due possano continuare a sussistere?
Personalmente, credo proprio di no, e vorrei provare a spiegarlo con un piccolo esempio, magari un po' "estremo":

Fin da bambino, Stefano dimostra un singolare talento per il Disegno; la sua cameretta è letteralmente tappezzata da acquerelli, piccole tele... Ad ogni compleanno, ad ogni Natale, i regali per lui sono sempre quelli: fogli, matite, carboncino, acquerelli; e, ad ogni occasione, i doni sono ricambiati con biglietti e cartoline sempre più raffinati; amici e parenti li conservano ancora oggi!
Passano gli anni, Stefano - pur continuando ad amare il disegno e frequentando diversi corsi - termina con successo gli studi in ambito Umanistico, e trova un impiego nel campo delle Risorse Umane.
Il suo lavoro gli piace, sente di riuscire a mettere in pratica tutto ciò che ha studiato... ma non è tutto oro quel che luccica: rapporti tesi con alcuni colleghi, prospettive di carriera che ancora si fanno aspettare... Inizia un periodo di stasi, di attesa indefinita.
Stefano inizia a chiedersi se rispolverare la sua antica passione non sia la soluzione per uscire dall'impasse: e, in un momento di particolare emotività, decide di chiudersi la porta dell'ufficio alle spalle e di lanciarsi nel mondo del Design come freelance.
Con sua grande sorpresa, il salto nel buio si rivela un successo! Le opportunità di lavoro si rincorrono, i compensi sono piuttosto buoni, e il futuro sembra roseo...
...Fino al giorno in cui Stefano si rende conto - con orrore! - che il suo ex-hobby non lo attrae più. Ormai si tratta di pura professione.
Scadenze, esigenze dei clienti, scartoffie burocratiche... hanno ucciso il suo lungo amore.
Disegna ciò che gli viene chiesto da altri, con scadenze dettate da altri.
Sconsolato, osserva a lungo tele e pennelli, dicendosi: "Caro Disegno, il nostro rapporto non è più quello di prima..."


Ma allora per gli hobby non c'è speranza?


Forse, dopo la piccola storia che vi ho raccontato, c'è il rischio di sentirsi alquanto... depressi.
Immagino che qualcuno di voi si stia chiedendo: ma allora per gli hobby non c'è speranza? 
Be', in realtà non è assolutamente mia intenzione scoraggiare chi di voi sia tentato dall'avventura; il mio obiettivo, molto più modesto, è quello di analizzare i possibili ostacoli che la conversione di una passione in professione può comportare, senza con questo escludere che qualcuno (o anche ognuno!) di voi possa riuscirci.
In effetti, non sono affatto contrario dal trasformare un interesse personale in una fonte aggiuntiva di guadagno, purché si tratti di un semplice supporto alla propria fonte di reddito principale, di un'occasione che viene colta nel momento in cui si presenta, senza pretendere di edificarci sopra un business vero e proprio.
Per quanto mi riguarda, per esempio, non disdegno la partecipazione a concorsi letterari (qui ne trovate un'ampia scelta!); per non parlare della mia adesione alla piattaforma Desall, dove gli iscritti possono partecipare (gratuitamente!) a contest di design, invenzioni ecc. promossi da aziende interessate (se l'idea vi intriga, potete dare un'occhiata al mio portfolio!).
Quindi, per concludere, vi invito a riflettere bene prima di considerare i vostri hobby come potenziali business: a prescindere dal successo che potreste trovare, il vostro rapporto con loro difficilmente resterà uguale.


Ora, come sempre, la parola passa a voi! Siete d'accordo con la mia tesi? Oppure avete dei controesempi da proporre?


Alla prossima!



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