"Mamma, li Robot!": Chi si salverà?


Robotica e IoT: da sogno a realtà da incubo?


In questo periodo si fa un gran parlare di Robotica e Internet of Things: mai come ora la possibilità di un mondo popolato da macchinari intelligenti, interconnessi e praticamente autogestiti sembra davvero a portata di mano: dalle catene di montaggio (Industry 4.0) all'abbigliamento (Wearables), fino ai trasporti (Droni e Vetture auto-guidabili), la nostra vita quotidiana è a un passo dall'essere investita da un cambiamento radicale, e un numero sempre crescente di aziende è intenzionata a saltare sul carro dei nuovi vincitori.
Ma è davvero tutto oro quel che luccica? 
Negli ultimi giorni, tra gli addetti ai lavori stanno circolando riflessioni, interrogativi, e qualche allarme.
Accomunati da una domanda: che ne sarà dell'elemento umano in questa nuova Era?

Per gli esseri umani è già Game Over?


Così, ad una prima impressione, i motivi di preoccupazione effettivamente non sembrano mancare: se per esempio immaginiamo una qualsiasi fabbrica dotata di robot in grado di eseguire mansioni di assemblaggio, di controllo qualità, di comunicazione tra i vari reparti, di apprendimento... di spazio per gli esseri ne resta ben poco; qualche compito di monitoraggio, forse, o poco più.
E a quanto pare neppure le professioni del terziario possono dirsi al sicuro: dagli androidi receptionist ai primi lanci di agenzia composti in automatico, anche in questo caso la situazione sembra poco rosea...
Tra un settore e l'altro, si stima, potrebbero sparire dai 22 ai 100 milioni di posti di lavoro in un decennio, nei soli Stati Uniti, e si prevede che almeno 9 non saranno compensati dalla creazione di altre occupazioni!
Game over, quindi? Non proprio!




Chi si salverà?


Se guardiamo alla situazione un po' più da vicino, possiamo continuare a sperare nel domani.
Per prima cosa, gli stessi allarmisti riconoscono che l'avvento dei Robot può esso stesso contribuire a produrre nuove posizioni lavorative: in fin dei conti, queste super-macchine dovranno pur essere progettate, programmate e all'occorrenza riparate, no? Quindi, credo che sviluppatori di software, web designer e affini possano ancora dormire sonni tranquilli.
In secondo luogo, tutte le professioni in qualche modo creative difficilmente potranno avvalersi di androidi: architetti, designer, scrittori, chef... e a pensarci bene anche i ricercatori: sperimentazioni, intuizioni, colpi di genio, eccetera sono profondamente legati alla nostra umanità: pensiamo a Oliver Sacks, appena scomparso: è davvero possibile rimpiazzare una mente simile con un computer?
Infine, un elemento forse trascurato è la questione delle cosiddette occupazioni di relazione: se un receptionist automatico può anche essere accettato dal pubblico, ritengo che per diplomatici, insegnanti, medici, e terapeuti la questione sia molto più complessa; non è forse proprio "umanità" ciò che cerchiamo in queste figure?
In ogni caso, la soluzione si chiama formazione continua: attraverso l'iniziativa personale e l'investimento di Istituzioni e aziende, tutti noi dovremo essere pronti a riqualificarci: apprendere una nuova lingua, un nuovo linguaggio di programmazione... tutto il necessario per non essere lasciati indietro!

E ora, ovviamente, a voi la parola!


Bene, ho cercato di affrontare, a mio modo, un tema che negli anni a venire ci toccherà sempre più da vicino; e come sempre mi farebbe piacere conoscere le vostre considerazioni al riguardo: Siete spaventati? Oppure vi sentite pronti a raccogliere la sfida?

Non vedo l'ora di parlarne con voi, a presto!

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