Il "campionato" della Letteratura: chi sono gli arbitri?


Una discussione accesa


Qualche giorno fa, durante una delle mie scorrazzate virtuali, mi sono imbattuto in una discussione su LinkedIn riguardante gli ultimi sviluppi dell'industria editoriale
Più che dall'argomento - peraltro molto interessante - la mia attenzione è stata inizialmente catturata dal lungo e verboso thread di commenti.
Seguendo lo scambio di opinioni, mi sono reso conto di quanto il tema del self-publishing via Internet fosse particolarmente polarizzante per la piccola community: da una parte, aspiranti autori desiderosi di rivendicare la propria indipendenza dai dettami delle grandi case editrici; dall'altra, proprio i rappresentanti e collaboratori di queste ultime, a dir poco diffidenti nei confronti di simili soluzioni, e senza alcun timore di dimostrarlo.


Nuovi canali e vecchie torri d'avorio


Al di là delle comprensibili ragioni "di bottega", ammetto di essere rimasto spiacevolmente colpito dalla tesi riconoscibile al fondo di tanti commenti di editor e simili: a loro parere, tutti gli scrittori propensi all'autopubblicazione non sono altro che narcisisti all'ultimo stadio, pronti a tutto pur di poter sfoggiare un volume recante il proprio nome, e patologicamente abbarbicati all'illusione di possedere un qualsivoglia talento letterario.
Ora, non dubito che in diversi casi possa essere davvero così, ma è necessario colpire con parole tanto sprezzanti un intero gruppo, tra l'altro assai eterogeneo?
Possibile che senza almeno millanta sedute di sacro editing non sia possibile produrre alcunché di vagamente decente?
Alcuni professionisti del settore sembrano essersi rinchiusi nelle proprie personali torri d'avorio, a osservare con evidente disgusto coloro che si affidano a canali nuovi e non tradizionali per tentare di promuovere la propria passione, trasformandola, se non in un lavoro vero e proprio, almeno in una piccola fonte di soddisfazione (e di reddito).
Se è giusto mettere in guardia contro aspettative abnormi o potenziali raggiri, una reazione tanto sdegnosa mi pare eccessiva.




Stile a parte, da tutto e da tutti si può imparare!


Come spesso accade in discussioni riguardanti il mondo della Scrittura, un punto particolarmente controverso è la classificazione delle varie opere in base alla loro percepita "qualità" stilistica; un vero e proprio campionato della Letteratura, dove spesso gli "addetti ai lavori" monopolizzano il ruolo di arbitri...
...Tenendo ai margini i veri destinatari, ovvero il Pubblico!
Il Pubblico, che - come gli autori in erba - non di rado è bersaglio di giudizi altrettanto tranchant da parte di alcuni membri della "intelligencija" culturale: popolo bue, semi-analfabeta, cacciatore di facili emozioni, e via di questo passo.
Come lettore, mi sento autorizzato a dichiarare che spesso lo stile mi interessa solo fino a un certo punto: a mio parere, il valore di un libro è costituito principalmente dalla sua capacità di suscitare una riflessione sulle questioni affrontate nella trama.
Che mi stia cimentando con Thomas Mann o con Stephen King, l'importante è trovare qualcosa di utile per la mia crescita interiore, e anche per trovare un'oasi di quiete - perché no?
Mi comporterei come i personaggi? Quali soluzioni si potrebbero trovare per gli ostacoli che incontrano? Cosa posso imparare sui Paesi, le culture, i periodi storici trattati?
Semplici domande come queste sono già sufficienti ad arricchire e approfondire il nostro pensiero.
Naturalmente, se i concetti sono resi in modo molto lineare, senza inutile sentimentalismo e con un pizzico di humor, tanto meglio! E ben venga l'aiuto di un esperto, se attento e rispettoso dell'autore, che va aiutato a maturare, non bistrattato.
Scrivere è esplorare, provare, migliorare; significa esprimere un messaggio, e diffonderlo.
Categorizzazioni e stigmi lasciano il tempo che trovano.


E ora, come sempre, la parola passa a voi. Qualcuno di voi ha esperienza nell'Editoria, o come aspirante scrittore? Quali sono le vostre opinioni?


I vostri commenti sono sempre benvenuti, alla prossima!



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