Low Tech: un approccio complementare per l'Innovazione?

Qualcosa si muove al di fuori del regno High Tech


Tra blog e social media, un cercatore di novità ben di rado resta deluso: tra le storie più interessanti degli ultimi giorni, mi hanno colpito le potenzialità dei semi di una pianta equatoriale come purificatori idrici, il progetto di una giovanissima scienziata canadese per ridurre il pH oceanico utilizzando semplici conchiglie, e una simpatica soluzione contro l'inquinamento urbano.
Ripensandoci su, appare chiaro che le tre notizie sono accomunate da due elementi: il primo, molto evidente, è la lotta al degrado ambientale, emergenza quotidiana, tema sempre più dibattuto ad ogni livello, dalle aule dei Parlamenti ai social network; l'altro, meno visibile ma altrettanto importante, è l'approccio decisamente Low Tech adottato per risolvere il problema!
Nessun processore, nessun circuito...
Eppure si tratta sempre di Innovazione!


Non solo Robot e IoT


Qualche giorno fa, ho voluto avviare una discussione sul ruolo sempre crescente della Robotica e dell'Internet of Things nel trainare lo sviluppo economico e il mondo del lavoro (a proposito, grazie di cuore a tutti coloro che hanno voluto condividere le proprie impressioni sui vari canali social!); si tratta di realtà emergenti, ad altissimo contenuto tecnologico, e in grado di mobilitare intere legioni di ingegneri, programmatori, eccetera.
E tuttavia, gli esempi che vi ho portato dimostrano che il nostro futuro potrebbe non essere soltanto a base di High Tech!
Come il suo blasonato "parente", anche il Low Tech ha i suoi punti di forza: prima di tutto, esso solitamente richiede pochi materiali, spesso poco costosi; in secondo luogo, è spesso utilizzato per problemi più vicini al vissuto quotidiano; infine, costituisce un approccio più comprensibile a tutti, e non necessariamente vincolato al grado di studi!
In definitiva, il Low Tech sembra proprio una realtà più accessibile a noi, e agli strumenti in genere a nostra disposizione: giovanissimi, studenti, contadini; semi, conchiglie... Siamo distanti anni luce dalla Silicon Valley!


Due strade diverse (e complementari)


High e Low Tech sono "rivali"? Scienza "ricca ed elitaria" contro Scienza "povera e popolare"?
Non credo.
Con la sempre crescente alfabetizzazione 2.0, nei prossimi decenni il numero di persone in grado di lavorare nei settori tecnologici più avanzati aumenterà, e molti strumenti non saranno più appannaggio di pochi eletti; la differenza tra i due approcci non sarà più accademica/sociale, ma risiederà sempre più nel campo di applicazione.
Se per le grandi infrastrutture Automazione e Digitalizzazione saranno ormai indispensabili, per la vita di tutti i giorni e l'ambiente il Low Tech potrebbe essere un'alternativa meno invasiva, una soluzione per evitare una "saturazione tecnologica" potenzialmente in grado di distogliere risorse destinate alla gestione di sistemi più complessi.
Inoltre, le due strategie potrebbero essere anche coesistere in sinergia: tornando all'esempio delle conchiglie salva-oceani, proviamo a pensare ad un vero e proprio Internet delle Acque, in grado di monitorare il pH di ogni singola baia, e di regolare la quantità di materiale anti-acidificante di conseguenza! Niente male, vero?
Questo, in ultima analisi, è il messaggio di speranza del Low Tech: la soluzione di problemi difficili può essere, a volte, più semplice di quanto si creda!


E adesso, come sempre, a voi la parola! Che ne pensate? Il Low Tech può davvero trovare il suo spazio in un mondo sempre più digitale?


I vostri commenti sono i benvenuti, alla prossima!






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