#TrendingWords per l'Innovazione: Diversity



Carissimi tutti, questo è il primo di una serie di post dedicati a quelle che stanno diventando vere e proprie "parole d'ordine" per chi si occupa - a vario titolo - di Innovazione, nell'accezione più ampia del termine. 
Post dopo post, tweet dopo tweet, alcuni termini sono sempre più in voga, e credo valga la pena di farne un'analisi ragionata.
Per cominciare, oggi vorrei discutere di Diversity: cosa significa?  


Da strade diverse, per un obiettivo comune


Da qualche tempo a questa parte, prestando attenzione alle strategie di Comunicazione messe in atto dalle aziende (soprattutto all'estero e nel settore High Tech), si nota una sempre maggiore propensione a vantare il proprio impegno nel coltivare la Diversity negli ambiti del recruiting e della gestione dello staff.
Ma che cosa significa questa parola?
Essenzialmente, con il termine Diversity si intende il livello di eterogeneità delle condizioni personali e culturali all'interno di un gruppo; un team composto da persone con background e convinzioni simili è pertanto meno "diverse" rispetto a una squadra formata da individui provenienti da ambienti e stili di vita molto differenti l'uno dall'altro.
Le nostre stesse società sono sempre più variegate; la multietnicità e il multiculturalismo sono realtà che tocchiamo con mano, la presenza femminile si fa sempre più sentire in tutti i settori, la tecnologia sta abbattendo molte barriere, come quella della disabilità, mentre altri cambiamenti sociali stanno rendendo comprensibili e accettabili modi alternativi, "non-tradizionali" di vivere, esprimersi e amare.
Appare pertanto naturale che anche le imprese recepiscano il cambiamento, abbandonando vecchi pregiudizi; inoltre, in un contesto sempre più globalizzato, la possibilità di contare su un bagaglio di esperienze e capacità composito e versatile costituisce di sicuro una ricca fonte di approcci, metodi e prospettive; un vantaggio competitivo non da poco!
Insomma, si arriva da strade diverse, e ognuno mette la propria peculiarità al servizio di un obiettivo comune.  




Diversity a tutti i costi?


A prima vista, quindi, la Diversity appare come un approccio adatto alle esigenze dei nostri tempi, un valore da difendere... e diffondere!
Eppure, anche le idee migliori possono deteriorarsi,
Personalmente, credo che una ricerca troppo rigorosa della varietà rischi di produrre una sorta di "discriminazione" al contrario nei processi di selezione del personale: ad esempio, a prescindere dalle mie capacità e dalla mia passione, mi potrei forse ritrovare scartato perché ritenuto "troppo normale"? E un candidato percepito come "diverso" (perché donna, perché straniero, perché LGBT), potrebbe magari finire con il chiedersi se la sua assunzione sia stata determinata più dalla sua situazione personale che dalla sua effettiva competenza?
In fondo, le pari opportunità non implicano forse l'essere assunti a prescindere, e non a causa, delle proprie particolarità sociali o etniche?
Un altro sviluppo potrebbe essere la trasformazione della Diversity in semplice operazione di Marketing, una strategia per fidelizzare alcune popolazioni-target utilizzandone degli esponenti come "esche", oppure per portare la competizione con eventuali concorrenti ad un livello puramente mediatico, accreditandosi come "più umani", "più moderni", e così via.


Usiamo la testa!


Come sempre, una visione critica può aiutare le imprese a stabilire la giusta "dose" di Diversity, che dipende molto dal tipo di business: una grande multinazionale non potrà che necessitare di una visione multiculturale, cosa di cui invece una piccola azienda a conduzione familiare, profondamente legata al proprio territorio, può benissimo fare a meno.
Inoltre, va tenuto a mente che la vera sfida, per qualunque impresa, è creare un team coeso e in grado di operare in modo efficace: se un gruppo di collaboratori, magari ex-compagni di scuola, trova forza proprio nella relativa omogeneità socio-culturale dei suoi membri, ha senso tentare di scardinarne l'assetto e calare dall'alto un modello totalmente estraneo, più adatto ad una start-up della Silicon Valley?
Per me non è molto difficile rispondere. E per voi?


E ora, come di consueto, lascio a voi la parola! Qual è la vostra idea di Diversity? Volete condividere le vostre esperienze? 


I vostri commenti sono sempre i benvenuti, alla prossima!


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