#TrendingWords per l'Innovazione: Intrapreneur



Ben ritrovati! Riprendiamo la nostra avventura alla scoperta del nuovo lessico dell'Innovazione; nel post precedente abbiamo imparato qualcosa sulla Company Culture; oggi mi piacerebbe raccontarvi di una figura sempre più discussa, ovvero il cosiddetto Intrapreneur: chi è?  


Innovare... senza traslocare!


Da alcuni anni, complici la grande corsa all'Innovazione da tutte le parti del Mondo e le nuove difficoltà nel mercato del Lavoro, la possibilità di creare da sé il proprio business è considerata un'opzione valida da un numero sempre maggiore di persone; siamo in un'epoca di start-up, e le storie di successo sono ampiamente pubblicizzate e portate ad esempio, soprattutto tra i più giovani.
Tuttavia, se le idee non mancano, gli ostacoli da superare non sono pochi: timore di perdere un eventuale posto di lavoro relativamente sicuro, mancanza di investitori...
Eppure, forse una soluzione esiste, e trova la sua incarnazione nella figura del cosiddetto Intrapreneur, ovvero di colui/colei che mette le proprie abilità creative al servizio di una realtà aziendale già esistente: elabora nuove metodologie, suggerisce nuovi processi, eccetera, per favorire la crescita e la competitività.
Una mansione ancora poco conosciuta, che richiede, tra le altre cose, una certa delicatezza.




Una relazione "elastica"


In effetti, a qualcuno un ruolo del genere potrebbe apparire poco gratificante: in fin dei conti, si tratta di investire molte energie in un progetto che non ci appartiene, e il rischio di incomprensioni o conflitti con la direzione non è remoto.
E nonostante ciò, una posizione simile può davvero offrire grandi soddisfazioni a entrambe le parti; chi non si sentirebbe realizzato nel riuscire a rilanciare un'attività poco vitale o persino sull'orlo del fallimento? E quale impresa non sarebbe felice di ricevere input di qualità?
Ma perché ciò avvenga, tra il professionista e l'azienda deve instaurarsi un rapporto basato sull'assoluta fiducia e su limiti definiti con chiarezza; ricorrendo a un'analogia, si potrebbe paragonare l'Intrapreneur all'estremità libera di un elastico: è in grado di avanzare - anche di molto - lungo diverse direzioni, ma il suo legame con la compagnia non viene mai spezzato, e in ogni caso la decisione definitiva spetta a quest'ultima.
Si tratta di un equilibrio non facile da raggiungere, ma dal grande potenziale.


Intrapreneurship per tutti!


Da quanto detto sopra, ci siamo fatti un'idea di massima sulla figura dell'Intrapreneur e sui soft skills che deve possedere; verrebbe da pensare che non sia una strada percorribile da tutti.
Peraltro, ripercorrendo le nostre esperienze lavorative, ci renderemo forse conto che abilità di questo tipo non sono poi così rare: quante volte ci è capitato di stupirci per il colpo di genio di un collega, che magari ci ha permesso di svolgere un compito noioso in meno tempo? E quante volte abbiamo ci siamo ritrovati a pensare a come risolvere più facilmente questo o quel problema?
Lavorando per ore, giorno dopo giorno, impariamo a conoscere le criticità dei nostri incarichi, e quasi senza rendercene conto escogitiamo piccoli rimedi. A volte basta davvero poco: un nuovo modo di catalogare le scartoffie, una diversa procedura standard... anche un pizzico di pigrizia può venirci in aiuto.
Non si tratterà di cambiamenti epocali, ma di sicuro possono rendere il nostro tempo in ufficio, più produttivo - e chissà che qualcuno ai "piani alti" non si accorga di noi...


E ora, come sempre, vi lascio la parola! Vi sentite intrapreneur per i vostri colleghi e datori di lavoro? Volete condividere le vostre esperienze? 


I vostri commenti sono sempre i benvenuti, alla prossima!


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