#ProfessioniEmergenti: la carica dei Chief Officers!


Chief Officer... di che?


Ben ritrovati, eccoci al primo post di dicembre!
Muovendomi, per necessità e curiosità, tra i meandri del mondo del Lavoro, ho avuto modo di notare un fenomeno ancora poco diffuso in Italia, ma già visibile all'estero, in particolare negli Stati Uniti (che novità, direte voi!): l'invasione dei Chief Officers, nuovi protagonisti del campo Corporate.
Ebbene sì: CEO, CTO, CIO e CRO stanno dando il benvenuto a tanti nuovi "fratelli" di C-suite, tra cui: 
  • il CCO, Chief Creative Officer: coordina tutte le attività creative per la promozione del brand, dal design al copywriting;
  • il CLO, Chief Listening Officer: monitora le conversazioni social per conto della propria azienda, cercando di captare gli umori del pubblico;
  • il CNO, Chief Networking Officer: sviluppa e mantiene la complessa rete di relazioni tra le varie componenti della propria compagnia, i collaboratori, i concorrenti, i consumatori;
  • il CSO, Chief Science Officer: gestisce le attività di ricerca condotte dall'impresa.
E la lista potrebbe proseguire con funzioni dai nomi ancora più affascinanti - quanto vaghi, in effetti - quali il CDO, Chief Disruption Officer (essere Disruptive è ormai visto come un must), o persino il CKO, Chief Knowledge Officer, custode del patrimonio societario di conoscenze e innovazione.
Una bella collezione di professionisti, no? :)



Troppi Ch(i)ef guastan la cucina?


Una collezione fin troppo ampia, potrebbe sostenere qualcuno: le strutture operative tradizionali non rischiano di collassare con così tanti "decisori"?
Si tratta di una domanda legittima, soprattutto se consideriamo la relativa novità di molti ruoli e i confini non di rado labili tra le rispettive aree di competenza: ad esempio, il CLO non è in fondo una sorta di "spia" al servizio del CNO? E se il CSO coordina tutte le attività di sviluppo tecnologico, non rischia di scontrarsi con il CTO e il CRO, assorbendone le funzioni?
Un marasma di conflitti professionali - e consonantici, con tutte queste sigle! - sul quale il CEO potrebbe non essere in grado di esercitare molto controllo.
Insomma, possiamo dire che "troppi Ch(i)ef guastan la cucina"? 




Siamo tutti dei leader - Olacrazia in progress!


Forse, il problema risiede proprio nel voler conservare la vecchia catena di comando aziendale: ogni giorno si sente parlare di leadership, di come svilupparla, di come esercitarla sul lavoro e nella vita quotidiana in genere...
Tutti possiamo essere leader, ci viene detto.
Perché quindi non affermare tale principio anche nel business?
Quali che siano, le abilità e le competenze individuali contribuiscono alla crescita delle realtà in cui si opera: valorizzarle e riconoscerne l'importanza potrebbe rendere le imprese più rapide ed efficienti nell'affrontare i grandi cambiamenti dei mercato, dell'opinione pubblica, dei mezzi di comunicazione; e l'ampliamento della C-suite sembra voler andare in questa direzione, quasi integrando alcuni aspetti dell'Olacrazia fluida e hierarchy-free fatta propria da società del calibro di Zappos e Medium: una concezione dinamica e "polimerica", in continua trasformazione.
Un futuro da "Chief" per tutti, quindi?
Chissà, per ora... stay tuned :)


E ora, come sempre, a voi la parola: Siamo tutti potenziali "Chief"? In quale ruolo direttivo vi vedreste bene? :)


I vostri commenti sono sempre i benvenuti, a presto!

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