AccaNEETi, nonostante tutto



Durante il weekend, la mia piccola parte di Socialsfera è stata coinvolta nella discussione suscitata dall'inchiesta sui NEET - i ragazzi non inseriti in percorsi di tipo lavorativo, accademico o formativo - pubblicata da Dario Di Vico per il Corriere della Sera.

Si tratta di una lettura molto interessante, che vi consiglio.
Personalmente, ho apprezzato lo sforzo compiuto dell'autore per far emergere la complessità del fenomeno, troppo spesso sintetizzato da espressioni banali quali "Bamboccioni", "Giovani inattivi", "Meno competenti rispetto ai coetanei stranieri", ecc.

Tanti i giovani (ma non solo, aggiungerei io) impegnati nel tentativo di dare un senso ai giorni, alle settimane, ai mesi trascorsi senza lo spiraglio di un'opportunità, la concreta speranza di un inserimento nel Mercato del Lavoro al momento non interessato - o forse obiettivamente impossibilitato a includerli.

Nessuna strada viene trascurata - piccoli impieghi occasionali, attività sportive... e molto Volontariato, a dispetto degli stereotipi generazionali che spesso alimentano vere e proprie guerre fra poveri.

Ce la mettono tutta per non lasciarsi andare, per non farsi gettare per sempre nel mucchio delle immondizie, per evitare la condanna, per strapparsi di dosso quell'etichetta, quel marchio d'infamia il cui dolore bruciante si rinnova ad ogni parente/conoscente benintenzionato pronto a domandare:


Cosa combini di bello, adesso?


Ammiro profondamente coloro che, nonostante tutto, continuano a lottare.

Allo stesso tempo, tuttavia, non credo di poter biasimare i cosiddetti "scoraggiati", gli sconfitti che hanno alzato bandiera bianca.

Chi ci dice che la maggior parte di loro non sia stata, a suo tempo, altrettanto determinata nel non farsi travolgere dagli eventi?

Riconosco le fatiche e le amarezze che flagellano entrambi i gruppi, perché sono anche le mie.

Nella speranza di un futuro professionale migliore, ad esempio, ho abbandonato la prospettiva di una Laurea in campo umanistico - in linea con le mie attitudini e con il mio percorso scolastico - per affrontare gli studi in Bioingegneria - con tutte le difficoltà che potete immaginare.

Dal giugno del 2015, dopo un breve, fortunato periodo di lavoro pressoché ininterrotto, mi sono ritrovato in cerca di impiego - e ho messo in campo tutte le risorse disponibili per conseguire il mio obiettivo.




Nell'ultimo anno circa, mi sono impegnato a:

  • Ottimizzare il mio curriculum
  • Individuare quante più offerte di lavoro compatibili e candidarmi (circa 1200 cv inviati)
  • Iniziare ad acquisire nuove abilità tecniche (come la programmazione in C++ e HTML)
  • Esplorare nuove Lingue Straniere (in particolare, Turco e Norvegese)
  • Rivitalizzare il mio profilo LinkedIn
  • Affinare le mie capacità di scrittura, sia in Italiano sia in Inglese
  • Coltivare relazioni con professionisti e aziende, anche tramite Twitter e Google+
  • Curare questo blog - se si chiama "Opportunity Seekers 2.0" un motivo ci sarà, no? 
  • Collaborare con Proposta Lavoro - sperando di essere d'aiuto ad altre persone in difficoltà
  • Partecipare ad eventi di Recruiting virtuale - come la Job Fair ospitata da Twitter
  • Partecipare ad eventi di Recruiting offline - Career Day d'Ateneo, conferenze, ecc.
  • Cercare, malgrado lo stress, di mantenere uno stile di vita sano e attivo (altro che divano!)

In tutta sincerità: vi sembra la routine di una persona inattiva?

Eppure, i risultati, purtroppo, sono stati finora alquanto deludenti - al più qualche tentativo di coinvolgermi in progetti vaghi, di dubbia utilità e, alla resa dei conti, pro bono - perché giammai le attività svolte sul Web dovranno essere equiparate ad una prestazione lavorativa regolare.

Neppure per un piccolo impiego part-time o di collaborazione occasionale - in questo momento forse più adeguato alla mia situazione personale - ho avuto una chance, per ora.

Possibile che io non abbia proprio nulla da offrire a un potenziale datore di lavoro?

Cari amici e lettori, so bene che voi potete fare ben poco per darmi l'occupazione che vorrei - non mi permetto neppure di chiedervelo.

Ciò che mi sta a cuore, tuttavia, è veder restituita a questi giovani la propria dignità, veder riconosciuto lo sforzo che la maggior parte di loro, di noi, mette ogni singolo giorno - con lo stesso impegno dei disoccupati più anziani.

Perché se la mia situazione, grazie a qualche risparmio, non è ancora disperata, so bene che molti non hanno la stessa fortuna - non aggraviamo la loro situazione con immeritato disprezzo.

Ben vengano articoli come quello scritto da Di Vico, quindi.

Non parlate più di NEET - chiamateci AccaNEETi.


Grazie per aver raccolto il mio sfogo.


Se volete condividere le vostre impressioni o esperienze, lasciate un commento; oppure, se sentite di aver molto da dire, scrivetemi all'indirizzo e-mail tandy1990az@gmail.com - se vorrete, le vostre lettere saranno materiale per i prossimi post.


A presto!


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