Frammenti di Scrittura - un Prologo

Cupido in paesaggio - Giovanni Antonio Bazzi (c. 1510)


Rieccoci, ben ritrovati!

Pronti - o quasi - per le meritate ferie?

Ecco una nuova lettura per accompagnarvi nelle ultime ore in ufficio - si tratta del Prologo (nientemeno!) di un mio scritto rimasto poi abbandonato.

Se questo brano incontrerà il vostro favore, pubblicherò nel corso di agosto ulteriori passi :)

Cominciamo!


PROLOGO


Da un po’ di tempo a questa parte, Amore sembra essere in cima alla lista dei maggiori ricercati al mondo.
Sì, parlo proprio di lui… età indefinita, bella presenza, un paio di ampie ali candide, e l’ormai inveterata abitudine di considerare chiunque un bersaglio mobile; possiede una certa esperienza nel tiro con l’arco.

Malgrado il passare dei secoli e il continuo modificarsi della cultura, Amore è trionfalmente sopravvissuto a tutti i divini colleghi: al giorno d’oggi, l’austera Atena è confinata, rigorosamente in effigie, tra le mura di alcune università di provincia (e non a caso le venerande istituzioni sfoggiano anche il nome di Atenei); le Muse, lasciato l’innevato Elicona, invecchiano tra le bacheche dei Musei; tutti gli altri, ridotti a semplici nomi, figurano soltanto tra le pagine dell’oroscopo o in qualche pubblicazione di astronomia, trasformati in algide sfere di roccia o di gas.

Lui, invece, è rimasto davanti ai nostri occhi per secoli, disteso lungo un affresco, confinato in una tela, o immortalato in un bianchissimo marmo neoclassico.
Sembrava realmente immortale.
E invece…
Un graduale ma inesorabile collocamento a riposo ce lo ha portato via, poco a poco.
Difficile rendersene conto.

Peraltro, andando a spasso, di coppie e coppiette se ne vedono ancora parecchie: fianco a fianco, abbarbicati, congiunti in tutti i modi possibili e immaginabili, coloro che ancora si dichiarano innamorati procedono imperterriti lungo la propria strada, mettendo in atto i soliti scipiti rituali, cospargendosi le labbra con le abusate formule logore ed estenuate, e proclamando orgogliosamente il proprio status, credendo di suscitare l’invidia dei non-appaiati, e riuscendovi in moltissimi casi.

Ma se Amore si è ritirato dalle scene (forse per malattia, o più semplicemente dopo essersi preso un lungo periodo di vacanza), chi lo sta sostituendo?
A giudicare dalla scarsa qualità del nuovo servizio offerto, si sarebbe propensi a credere che l’attempato giovanotto - vuoi per l’età, vuoi per la deprimente recessione - sia stato indotto (forse da un perfido avvocato) a una fatale joint-venture, o persino a una scriteriata cessione dell’attività.

Il nuovo titolare dell’azienda dev'essere un ragazzetto volubile, ancora più bizzoso del suo predecessore, a cui con ogni probabilità è legato da vincoli nepotistici e comunque poco chiari.
Amoretto, ecco il nome ideale per il nuovo divo del business romantico.
Amoretto, un essere piccino e vagamente maligno, copia scadente di colui al quale è succeduto, e pertanto destinato a venderci amori altrettanto dozzinali, degli amoretti.
Il nuovo Consiglio di amministrazione, presieduto da un simile soggetto, non può far altro che puntare sulla quantità; la qualità è ormai un miraggio.

Detto questo, non credo che il nostro Amoretto sia inevitabilmente una calamità tout-court: dopotutto, i nuovi modelli d’amore presentati ai consumatori sono, a loro modo, interessanti: per non parlare poi degli acquirenti!

Seduto alla propria scrivania, indecorosamente abbandonato su di una comoda poltronicina, Amoretto si sbizzarrisce, dando vita a dei veri e propri casi umani.
Una galleria di ritratti tollerabilmente diseducativa, e allo stesso tempo estremamente comica.
Amoretto si diverte. E noi con lui.  


Vi è piaciuta questa introduzione? Fatemi sapere che cosa ne pensate nei vostri commenti!


A presto!



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