Dal "Mentore scomodo" alla Posta di Opportunity Seekers 2.0



Cari lettori - nuovi o abituali - ben ritrovati!

Il mio ultimo post, "Un Mentore scomodo", sembra aver riscosso un certo successo - e non solo: per la prima volta, il blog ha ricevuto una richiesta d'aiuto da parte di un lettore - di una lettrice, per essere precisi, che si ritrova in una situazione simile a quella di cui abbiamo discusso ieri.

Superato lo shock iniziale, l'ho subito ricontattata, e ne è nata una bella conversazione: previe alcune modifiche per tutelarne la privacy, Giulia (chiamiamola così) mi ha permesso di rendere pubblica la sua e-mail, nella speranza che possa essere utile ad altre persone.

(Se anche voi desiderate scrivermi, mi trovate all'indirizzo: tandy1990az@gmail.com)

Ecco, senza altri indugi, cosa mi ha scritto:


Ciao Andrea,

sono Giulia, ho 23 anni e ti scrivo da ***.

Mi permetto di darti del tu perché siamo quasi coetanei e ti seguo da un po' - il tuo blog mi piace molto, e noto che rispondi sempre ai commenti dei tuoi lettori; per questo, dopo aver letto la storia del "Mentore scomodo", ho pensato di scriverti.

La mia storia ha molti punti in comune con quella di M., ma mi viene da pensare che sia persino peggiore (non per "vantarmi", eh :P)

Lo scorso dicembre mi sono laureata in Marketing e Comunicazione d'Azienda, e per una serie di problemi economici miei e della mia famiglia ho dovuto lasciare nel cassetto il sogno di proseguire con una Magistrale per trovare invece lavoro.

A prima vista, sono stata abbastanza fortunata: già a marzo ho trovato uno stage presso una Web Agency della mia città - tutto molto promettente, con stipendio decente, possibilità di assunzione dopo i primi sei mesi, ecc.

L'unico neo?

Sandra, una collega più anziana: di base, pare che chiunque abbia meno di cinquant'anni valga meno di zero per lei.

Non passa giorno che non si lamenti dei "nuovi arrivi" - alcuni dei quali nello staff già da qualche anno - magnificando i bei tempi in cui "la vecchia guardia" (come la chiama lei) faceva questo e quello.

Cerca sempre di coinvolgere le altre colleghe nelle sue requisitorie - anche se in nove casi su dieci non le danno retta.

A sentir lei, tutti i "giovani" sono pigri, stupidi, non hanno voglia di lavorare - quante occhiatacce quella volta in cui sono uscita con un'ora di anticipo - per una visita medica, e dopo aver dato il preavviso alla mia responsabile, con la quale al contrario mi trovo bene.

Certi giorni sembra proprio che le faccia schifo interagire con me o con gli altri collaboratori meno esperti.

L'ultima goccia è stata qualche giorno fa, in pausa pranzo: si discuteva della famigerata Brexit, e Sandra si è esibita in un vero e proprio show, con frasi del tipo

"Quei fighetti Erasmus sono dei co****ni! Si credono chissà chi ma non sanno un ca**o"

"Menomale che i vecchi hanno ancora un po' di cervello, speriamo lo abbiano anche qui!"

"A quei frigoni degli studenti darei due sberle e li spedirei subito a lavorare, dritti filati"

"Meglio ancora, li manderei in Grecia a morire di fame, Erasmus un paio di ba**e!"

Al che mi sono inca**ata ho cercato di prendere le difese dei miei coetanei - non che sia super-europeista o che pensi che essere giovani significhi avere ragione, ma insomma...

Apriti cielo - in sostanza, mi ha dato della "poppante scemotta" - e si tratta degli epiteti più gentili.

Le altre colleghe al tavolo con noi devono averle fatto un discorsetto poi, perché prima di uscire l'arpia mi ha invitata a prendere un caffè - e, guarda un po', si è scusata per il tono "un po' sopra le righe" (ah, giusto un po'), giustificandosi con una storia del tipo "Sono dura per il tuo bene, per farti capire come gira il mondo".

Sono tornata a casa, senza sapere bene cosa pensare.

Sinceramente - Sandra a parte - il mio posto di lavoro mi piace, e anche se ho ricevuto qualche altra offerta, non vorrei dargliela vinta.

E mi fa rabbia dover affrontare i suoi stupidi pregiudizi: chi si crede di essere? Solo perché ha trent'anni più di me pensa di sapere tutto?

Che ne sa lei dei mille lavoretti precari che ho fatto per mantenermi - i miei sono separati e di soldi in casa ne girano pochi?

Che ne sa lei del tempo che devo dedicare alla mia nonna materna, novantenne e invalida, perché la retta della casa di riposo è troppo cara per mia mamma, che in più si ammazza con i turni di notte?

Pensa che tutti i giovani siano smidollati? Vorrei farle sentire quanto è duro il mio pugno, certe volte. 

Tu cosa mi consigli?

Giulia, da ***


Una brutta situazione, vero?

Ecco la mia risposta:


Cara Giulia,

prima di tutto grazie mille per la stima - se il mio blog può essere di aiuto anche solo a una persona, allora vale la pena continuare :)

Parto dalla fine della tua e-mail: la tua vita è piuttosto dura, sicuramente molto più dura della mia, e i tuoi sforzi dimostrano da sé quanto vali - questo non dimenticarlo mai.

La tua collega pensa di doverti far capire "come gira il mondo" a suon di insulti e bullismo?

Così, di primo acchito, mi viene da pensare che Sandra sia vittima della stessa mentalità che ora abbraccia con tanta passione - un po' come quei cinquanta-sessantenni che cantano le lodi dei ceffoni presi in gioventù dai genitori... adesso che non rischiano più di prendersene altri.

Questa persona probabilmente è stata trattata malissimo dalla "vecchia guardia" che ora rimpiange, e ripropone lo stesso meccanismo con chi le è gerarchicamente inferiore.

Tutto molto squallido, ma non raro, purtroppo.

Condivido il tuo sdegno, e anche la tua intenzione di non dargliela vinta.

Per quanto possa suonarti difficile, cerca di mantenerti impassibile - in una discussione come quella che avete avuto sulla Brexit, controlla la tua rabbia, e lascia correre, o ribatti al più con un paio di battute dette con calma.

Ogni volta che hai a che fare con lei, mantieniti il più possibile neutrale - non lasciar trapelare il tuo disprezzo, ma tieni il tono della conversazione il più distaccato e professionale possibile.

Inoltre, se te la senti, fai affidamento sulle altre colleghe - con cui, da quanto scrivi, sei in buoni rapporti: quando parli con loro - specie se Sandra è nei paraggi - lascia cadere, così, en passant, qualche dettaglio sulla tua vita privata - i tanti lavoretti fatti da studentessa, la nonna malata - tanto per mettere in chiaro che la tua età non ti ha impedito di doverti già assumere delle responsabilità; chissà che con il tempo la sua opinione su di te non cambi.

Infine, se prevedi di raggiungere presto il limite di sopportazione, continua a guardarti intorno alla ricerca di altre offerte di lavoro: nel migliore dei casi, potresti semplicemente terminare lo stage allo scadere dei sei mesi e rifiutare l'eventuale proposta di assunzione, trovando rifugio presso lidi più accoglienti.

Detto questo, posso solo farti i miei migliori auguri e incoraggiarti a non mollare.

Mi piacerebbe molto risentirti - se vuoi, tienici aggiornati!

A presto,

Andrea.


E, ora più che mai, a voi la parola! Avete avuto esperienze simili? Quali dritte dareste a Giulia?
I vostri interventi saranno i benvenuti, alla prossima!
E, se come Giulia volete dialogare con tutti noi, potete scrivermi: tandy1990az@gmail.com


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