Un Mentore scomodo



Da qualche tempo a questa parte, la figura del Mentore sembra essere tornata di gran moda.

Sui social network - LinkedIn in particolare - non si fa fatica a trovare fiumi d'inchiostro virtuale al riguardo:

Un insegnante mi ha salvato la vita;

Il mio allenatore mi ha sostenuto dopo un grave infortunio;

Ricorderò per sempre il mio primo datore di lavoro...

Ci siamo capiti, insomma 

Ma cosa succede se qualcuno, dal nulla, si sente investito del compito di dirigere la nostra vita o la nostra carriera - magari con intenti tutt'altro che caritatevoli?

Si tratta di un caso spiacevole, e non raro, purtroppo: ad esempio, qualcosa di simile sta accadendo a M., persona che stimo e con cui ho avuto modo di collaborare per un breve periodo.

Armato di un percorso accademico irreprensibile e di alcune esperienze di buon livello - anche all'estero - M. è stato assunto qualche mese fa da una società di medie dimensioni e di discreta reputazione nell'ambito della Comunicazione e dell'Editoria 2.0, ritrovandosi all'interno di una squadra composta da otto persone in tutto.

L'inserimento nel gruppo è avvenuto presto e bene - i progetti si sono dimostrati stimolanti, l'ambiente vivace, i ritmi di lavoro sostenuti ma non impossibili.

Anche i rapporti con il Team Leader, R., di pochi anni più grande, sono partiti con il piede giusto: M. si è sentito ben accolto, sostenuto e valorizzato, ha avuto l'impressione di essere un vero valore aggiunto all'attività dell'azienda.

Una situazione idillica, da ogni punto di vista.

Eppure, nel corso delle settimane, una lieve incrinatura ha scalfito la superficie in apparenza perfetta della nuova sistemazione - un'inquietudine sotterranea, difficile da identificare.

Con il passare del tempo, M. è riuscito a individuare la causa del suo indistinto malessere - anzi, la ha dato un nome e un volto: quelli di R.

Non si tratta, mi ha spiegato, di vero e proprio Mobbing, anzi - la relazione resta improntata alla massima cortesia - quanto piuttosto di uno stato di continua tensione, a prima vista ingiustificato.

Qualche esempio: ogni proposta di M., per quanto poco impegnativa, viene rapidamente respinta dal capogruppo, il più delle volte con pretesti alquanto vaghi (Non abbiamo tempo; Al CEO non farebbe piacere; ecc.).
Più volte al giorno, R. si presenta alla scrivania del nuovo assunto, per accertarsi che non abbia problemi - anche in caso di compiti non esattamente complessi quali l'invio di e-mail.
Infine, durante le riunioni, il mio amico si vede spesso "rettificare" gli interventi dal supervisore - se M. parla di post, R. sostiene che sia meglio definirli "articoli"; se M. festeggia un buon risultato, R. ne gela l'entusiasmo ricordandogli che si tratta solo di un primo step, e così via.

Ora, M. è una persona di buon carattere e con una sana autostima, e per nulla al mondo vorrebbe perpetuare lo stereotipo del Millennial piagnucolone - ma ammette di iniziare ad accusare i colpi infertigli dal collega.

Dopo averci pensato un po' su, gli ho offerto la mia opinione - e qualche consiglio.

Prima di tutto, ho invitato M. a farsi animo: la ragione dello strano comportamento di R. è in effetti molto lusinghiera - si tratta di puro timore!

Il caro Team Leader si sente chiaramente minacciato - e come potrebbe non esserlo?

Dopo alcuni anni passati a dominare il proprio gruppo, si è visto arrivare un giovane preparato, con un titolo di studio più elevato, un'ottima conoscenza di cinque Lingue (tra cui Russo e Mandarino!) e un piccolo ma interessante bagaglio di esperienze pregresse.

Lo squalo nella boccia dei pesci rossi non poteva non cercare di correre ai ripari - e si è subito dato da fare: l'atteggiamento paternalistico, le offerte di aiuto del tutto inutili, il bisogno pressoché compulsivo di mettere i puntini sulle i...

Tutto molto triste, e abbastanza scontato.

Ma quali dritte dare a M.?

Per come la vedo, nulla può aiutarlo quanto un ferreo autocontrollo e una massiccia dose di ironia: R. parte all'attacco con l'ennesima sterile puntualizzazione? Viso impassibile e risposta calma lasceranno il pedante invidioso con le armi spuntate.

Il molesto capogruppo assume il suo solito atteggiamento ultra-protettivo? Una battuta come Sì, penso proprio di riuscire nel difficile compito di inviare questa e-mail o Agli ordini, mio Capitano!, accompagnata da un sorriso, faranno capire al losco figuro che si è capito il suo gioco, ma che non gli si vuole dare troppa importanza.

M. ha riso molto, ha ringraziato, e ha promesso di tenermi aggiornato.

Incrociamo le dita per lui!


E ora, come sempre, a voi la parola! Avete mai vissuto esperienze simili? Come avete reagito?
I vostri commenti sono sempre i benvenuti, a presto!

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