Solidarietà - una parabola moderna



Rieccoci, ben ritrovati.

Ci lasciamo alle spalle (per modo di dire) una settimana tutt'altro che facile, segnata dal dolore - ma anche dallo straordinario potere della partecipazione, che in qualche misura ci ha visti tutti coinvolti nel tentativo di sostenere i nostri concittadini - a parte le solite polemiche.

Ed è proprio al valore della solidarietà che voglio dedicare questo lunedì, con una piccola storia - o parabola, se preferite.

Eccola:


Il professor X, da anni insegnante di Matematica, era in genere molto apprezzato dai suoi studenti - era un uomo molto paziente, e aveva coltivato al massimo grado il proprio naturale talento nell'esporre in modo semplice i concetti più ostici della sua materia.

Anche gli alunni meno portati per i numeri raggiungevano risultati decorosi, e molti dei ragazzi più brillanti esprimevano il desiderio di proseguire gli studi in ambito scientifico.

Solo un rimprovero gli veniva mosso - spesso dava troppi compiti!

Non difficili, sia chiaro - nulla che non fosse stato accuratamente visto in classe veniva mai assegnato agli allievi.

Erano semplicemente... troppi.

Pagine e pagine e pagine di esercizi - interi pomeriggi ci venivano sacrificati su.

Dopo mesi di lamentele a mezza voce e di borbottii, un giorno finalmente il capoclasse decise di affrontare il problema:

"Senta professore, noi capiamo che i compiti vanno fatti, che far pratica è importante, eccetera... ma così quasi non ci resta tempo per nient'altro - riusciamo appena a star dietro al lavoro che ci danno gli altri insegnanti!"

Il signor X rimase in silenzio.

"Insomma", riprese il giovane, "non si potrebbe ridurre un po' il carico di lavoro".

Dai banchi si alzò un brusio colmo di aspettativa.

Il professore tacque ancora per qualche secondo.

Poi, aggiustandosi gli occhiali, si alzò e si mise davanti alla cattedra.

"Cari ragazzi, mi deludete", disse.

Un silenzio di tomba calò sull'aula.

"Mi deludete", ripeté l'insegnante, "perché non riesco a capire come dei ragazzi in gamba come voi non abbiano ancora capito..."

"Cosa, capito che cosa?" - gli studenti si guardavano tra loro perplessi.

"Eppure è così semplice", riprese il professor X "lo so bene che gli esercizi che vi impongo sono davvero troppi - ma pensavo che almeno qualcuno di avrebbe avuto l'idea... di fare lavoro di squadra".

I giovani rimasero in silenzio.

"Lavoro di squadra, ragazzi", proseguì il signor X, "Oggi poi, con tutti i social su cui vi piace passare il tempo... se vi foste suddivisi gli esercizi e vi foste passati le soluzioni, avreste finito in un baleno!"

Come - un prof. che suggeriva di barare?

Il loro insegnante sorrise tristemente: "Per fare pratica non servono tutti quei problemi - quello che volevo insegnarvi è ben altro: volevo che imparaste ad aiutarvi l'un l'altro. I vostri voti non mi preoccupano - ma la vostra capacità di collaborare un po' sì".

Suonò la campanella.

"A domani", disse il professor X, allontanandosi.

Nessuno si mosse dai banchi.

Gli alunni si guardavano tra loro - sentendo di aver preso un'insufficienza ben più grave di qualsiasi quattro o tre in Matematica.


Che ne pensate?

Emergenze a parte, quanto siamo preparati, in generale, a collaborare in modo ragionato ed efficiente?

I vostri commenti sono sempre i benvenuti - a presto!


Popular posts from this blog

#GiovaniDiOggi - Crescere a pane e WhatsApp

Un esodo MASTODONtico?