Quella domanda fastidiosa [racconto semiserio]


Credo sia capitato a tutti noi, prima o poi, in un periodo nero.

Esci dal supermercato, dalla chiesa, stai facendo jogging... oppure te ne stai andando a zonzo, così, senza pretese.

E all'improvviso, eccolo il Conoscente (o parente, o vicino di casa...), che ti avvista da lontano e ti raggiunge dall'altro lato della strada, oppure che strombazza dall'auto parcheggiata in doppia fila.

Vorresti scappare, o almeno sbuffare; ma non puoi, e ti avvicini con prudenza.

Per i primi cinque minuti si rimane sullo small talk più insipido - certa gente sembra non avere davvero niente da fare nella vita - e per un momento pensi di essere al sicuro.

E invece, come uno spillo, ecco la Fatidica Domanda (FD):

E con il Lavoro, come va?

Anche stavolta, non l'hai scampata - ci hai sperato, ma ovviamente invano.

Il fatto che conosca i tuoi o che abbiate un quadrisavolo in comune gli dà forse il diritto di chiederti sempre la stessa cosa, ogni volta che ti incontra?

Capisci che una volta te lo domandi - ma ormai sono mesi che batte sempre sullo stesso tasto.

Il tuo istinto sarebbe quello di mandare l'impiccione a quel paese, di gridargli di farsi gli affari propri, inseguirlo con una scarpa alzata per metterlo in fuga...

E magari prima chiedergli se per arrivare a cotanto livello di acutezza abbia frequentato un Ateneo super-esclusivo all'estero, oppure se sia un dono di Natura - perché il molesto figuro non ti scoccia in quei sei mesi di stage ben pagato, o almeno al ritorno da un colloquio promettente - no di certo!

Ti becca invece in tuta, alle undici di mattina di un giorno feriale: e questo forse dovrebbe suggerirgli che le cose non stanno andando molto bene. 

E tu abbozzi, ti asserragli disperatamente dietro un:

Sto cercando...

E intanto preghi, invochi Dio, Manitù e pure Spongebob che la questione si chiuda lì, per misericordia, perché sai bene che dalla FD in poi si rischia di aprire un milione di Vasi di Pandora di frasi fatte assortite, che potrai anche esorcizzare con un'infografica alquanto ganza, ma che non per questo smetteranno di mandarti fuori di testa.

Finalmente riesci ad allontanarti, borbottando un insulto travestito da saluto.

E mentre torni a casa, magari inseguito dalla pioggia, ti rendi conto di non aver perso solo il tuo impiego, ma anche la libertà di passeggiare in santa pace.


Grazie di cuore ad Aida1100, assidua lettrice del blog, che con un suo commento a un mio post precedente mi ha dato l'idea per questo scritto.

Insomma, si ride - magari amaro - per non piangere: che ne pensate? Avete vissuto un'esperienza simile?
Aspetto i vostri commenti, come sempre; a presto!


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