"Non volevo, ma mi sto arrendendo" - uno sfogo


A distanza di mesi, il mio post sugli AccaNEETi continua ad attirare un certo numero di visite - e di commenti, non sempre dei più moderati.

In particolare, un paio di sere fa sono rimasto molto colpito dalla risposta piuttosto accesa di Marta, una nuova lettrice, il cui lungo intervento mi ha spinto a confrontarmi con lei.

Dopo qualche scambio di battute, le ho chiesto il permesso di cancellare il nostro dialogo per riproporre i suoi punti in un post: e sebbene lei lo veda come una perdita di tempo, uno sfogo senza importanza, ha acconsentito, a patto che lo lasciassi così com'è, senza finte parole di incoraggiamento o sermoni da quattro soldi.

Eccolo:


Beato te che ancora ci credi! Io ormai ho lasciato perdere.

Sono Marta, ho ventisei anni - di cui ben due a casa, senza lavoro, senza vita.

Appena diplomata all'Alberghiero avevo avuto fortuna, con un buon contratto all'estero: paga decente, colleghi a posto... e soprattutto la scusa per star lontana da casa, dai miei che discutevano, da mia sorella con cui non sono mai andata d'accordo, dai nonni sempre più lagnosi.

Un paio di puntatine veloci all'anno giusto per non passare da figlia/nipote ingrata, e poi subito via, nel mio nuovo Paese, nel mio appartamento con due colleghe-amiche, senza aver sempre gli occhi puntati addosso per il mio modo di vestire, per i miei orari, per le mie frequentazioni.

Poi, nel 2013, la doccia fredda - calo delle presenze, la concorrenza di Airbnb e compagnia...

E mi sono ritrovata a spasso.

Fosse stato per i miei sarei dovuta rientrare all'ovile - a casa, dovevo ritornare a casa, che tanto un piatto di pasta per me non mancava mai.

All'inizio ho resistito - mi sono arrabattata in qualche centro di Cultura italiana, come cameriera, ecc. - ma alla fine, con la gente che vedevo sempre più insofferente verso noi stranieri (italiana o spia dell'ISIS, ormai faceva lo stesso), e gli ultimi risparmi evaporati, ho dovuto gettare la spugna e sono tornata in Italia a fine 2014.

A casa.

Nonostante la batosta, continuavo a essere ottimista - conoscendo Inglese, Spagnolo e un po' di Mandarino imparato per strada, sentivo di valere qualcosa, e ignoravo gli avvertimenti di mia sorella, a sua volta non messa benissimo fra due-tre lavoretti precari.

Mi sentivo migliore, migliore di lei e dei miei - loro sono sempre stati qui, a fare le stesse cose, mentre io avevo lavorato all'estero per anni!

Eppure, al più mi hanno contattata per i soliti call center, che li puoi anche chiamare Centro di Assistenza, Assistenza Clienti o Inbound, ma alla fine sappiamo tutti che si tratta di rompere le b*lle al prossimo cercando di rifilargli della roba inutile.

Annunci farlocchi, del tipo part time 20 ore, anzi 30, che poi se ci fai anche il supplementare è ancora meglio - con turni fino alle 10, 11 di sera in città.

E poi, dopo averti fatto fare tutta la strada fino al colloquio, guardano il tuo cv come se fosse la prima volta che lo vedono, e ti dicono "Ah, vedo che viene da lontano" - eh sì, recruiter, non abito in città, ma non per questo non mi serve il lavoro.

Naturalmente sono sempre stata scartata - i disperati più vicini all'ufficio offrono più garanzie di me, che oso pure non essere automunita (perché la macchina me la pagano loro, vero?).

Intanto, i miei non sembrano molto preoccupati - i risparmi ci sono, di fame non moriamo.

E poi, dice sempre la mamma, lo sappiamo che lo zio X ha deciso di lasciare a noi nipoti tutti i suoi soldi, quindi perché disperarsi?

Peccato che lo zio abbia solo sessantatré anni, che io non sia desiderosa di diventare un'assassina, e che "tutti i suoi soldi" siano una miseria - specie se divisi per due.

Papà ogni tanto la butta sul ridere, dice che dovrei fare come mia sorella, trovarmi un fidanzato con un po' di grana.

Subito, babbo, non vedo l'ora di andar a far la signora, gomito a gomito con una futura suocera fuori di testa che vuol continuare a comandare sul suo pargolo.

Eh già, chi glielo dice che mentre lavoravo all'estero ho scoperto di essere una asessuale panromantica con un certo interesse per lo shibari (se non sai cosa vuol dire, cercalo con Google)...

Quello non sa nemmeno se è qualcosa che si mangia o che si beve.

E intanto resto qui, a condividere spazi e respiri con persone di cui non mi interessa un granché - e con ogni p*rla che incontro pronto a dirmi che dovrei far così, o cosà, o telefonare a questo o quel suo parente che forse cerca personale...

Rimbambita in casa, caso umano fuori.

Bello, eh?

E mi odio, perché sento che mi ci sto abituando.

Adesso aiuto i miei a curare i nonni, poi curerò loro... e infine resterò qui, in questa casupola e qualche migliaio di euro in eredità.

Non mi viene nemmeno più voglia di mandare cv - e se da un lato mi giustifico, dall'altro mi vorrei prendere a sberle da sola.

Altro che "accanita"... al massimo annichilita.

Non so neanche perché ti sto scrivendo queste cose, ma forse è solo perché ogni tanto devo almeno parlarne con qualcuno... e allora meglio che sia sul Web, dove tanto nessuno sa chi sono.

E niente, questo era quello che volevo dire... buona serata.


Come da accordi, lascio il messaggio di Marta così come mi è stato spedito, senza aggiunte - ma se volete, voi potete dire la vostra (lei non ha nulla in contrario).
Che ne pensate? Cosa direste a Marta?

Se volete condividere la vostra esperienza, potete scrivermi all'indirizzo: tandy1990az@gmail.com

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