Facebook & soci, non prendetevi troppo sul serio


A una settimana dalla vittoria di Donald Trump alle Presidenziali USA, il clamore mediatico non accenna a diminuire.

E mentre le ostilità fra estimatori e critici del Presidente-eletto sono ancora nel vivo, su un punto entrambi gli schieramenti si trovano d'accordo.

Il voto è stato influenzato in modo determinante dai social media.

Sembrano pensarla così lo stesso Trump... e persino i diretti interessati - i quali, ben consci dello scarso feeling fra il futuro Commander-in-Chief e la quasi totalità della Silicon Valley, sarebbero nel pieno di un mea culpa collettivo.

E se Google ha già implementato una nuova funzionalità di fact-checking per contrastare notizie fuorvianti e non verificate, Facebook appare intenzionato a fare altrettanto.

Infatti, a prescindere dalle dichiarazioni del fondatore e CEO Mark Zuckerberg, il social network per antonomasia sembra non essere rimasto del tutto sordo agli ammonimenti di quanti hanno visto nei suoi algoritmi "isolanti" e nel suo scarso impegno contro le bufale un aiuto non indifferente alla causa del tycoon newyorkese - al punto da promettere misure più severe in proposito.

Un provvedimento dalla tempistica "sospetta", in effetti - e forse sovrastimato.

Fatta salva la mia considerazione per i poteri del Web, infatti, mi sento di dissentire dal terrore social.

Le piattaforme hanno catalizzato lo scontento delle persone, galvanizzandone le reazioni e favorendo la crescita incontrollata del populismo, si dice.

Nessuno nega che spesso il desiderio di compiacere gli utenti porti a impedire faticosi - ma necessari - momenti di confronto: tuttavia, bisognerebbe indagare più a fondo sulle cause di toni così accesi.

Ci siamo chiesti da dove arrivi tutta questa ostilità?

Siamo sicuri che l'operaio licenziato del Michigan o il fattore in crisi della Pennsylvania vivessero sotto un cielo senza nuvole, prima che i cattivi del Web li irretissero su Facebook a colpi di teorie del complotto?

Siamo certi che quei cinque, sei milioni di elettori a favore di Obama siano rimasti a casa soltanto per un paio di post contro Hillary Clinton campati per aria?

Se lo status quo fosse stato così soddisfacente, i social avrebbero potuto spostare qualche migliaio di voti nei cosiddetti Swing States - ma non certo ribaltare un risultato dato per certo.

I social media hanno di sicuro amplificato un malessere già esistente, ma non l'hanno creato.

Le sue radici vanno cercate fuori dal Web, nelle fabbriche, nelle case, nelle strade - è da lì che dovrebbe partire una seria riflessione, in America come in Europa.

Insomma, evitiamo panici morali eccessivi.

E voi, giganti del mondo social - sì, anche Lei, signor Zuckerberg - volate un po' più basso.


E adesso, come sempre, la parola passa a voi: ritenete che i social network abbiano un impatto così rilevante sulle vostre convinzioni? Sentite che i vari algoritmi stanno uccidendo il dialogo fra utenti?
I vostri commenti sono sempre preziosi - a presto!

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