"Non sono un innovatore - c'è ancora posto per me?" - di #startup e cliché


L'effetto a cascata del racconto di Marta continua a farsi sentire.

Ecco ad esempio "Matteo", precario venticinquenne, che fra una chiacchiera e l'altra vuole demolire uno dei cliché più sfruttati su giovani e disoccupazione - ovvero, l'inventarsi un lavoro:


Ogni due per tre sento qualche politico, o un giornalista, o una persona comune uscirsene con il solito:

"Eh, ragazzi, se il lavoro non c'è, dovete createvelo".

E ogni volta mi vengono istinti omicidi, o almeno mi verrebbe da rispondere con qualcosa del tipo:

"E con cosa ce lo creiamo, con un po' di m****a?"

Ma se proprio dovessi spiegarglielo per bene, senza parolacce, sarebbe qualcosa del genere:

Cari signori della televisione, della Politica, guru del Web eccetera, non è che tutti nasciamo in California, magari con due genitori già benestanti di loro, che ci mandino in scuole super-attrezzate e che magari ci prestino qualche soldo per finanziare la prima idea che ci frulli in testa.

In più, guardate un po', non siamo tutti Mark Zuckerberg o Elon Musk - e no, non credete a quegli stupidi articoli online che vi dicono quanto mangiare, cosa leggere o come andare di corpo per diventare come loro.

E potete parlare quanto volete di Innovazione, Disruption, Rivoluzione Digitale, a contarvela sempre fra di voi nelle vostre solite conferenze, eventi, hackathon o come cavolo li chiamate - sparando paroloni e cifre così, tanto per dire, per far credere che tutto stia andando a meraviglia.

Li vedi darsi grandi pacche sulle spalle, con quell'allegria forzata che sembra di essere in uno di quei quiz scemi che passano di sera.

Allegria, allegria!

Ma poi basta vedere come vanno a finire certe storie, come quella del Bando Start Up, per capire che la realtà è molto diversa.

E poi.

Io sono un ragazzo normale, né scemo né genio, che si impegna ma non è un visionario folle alla Steve Jobs (e manco vorrei esserlo, miseria), che se la cava benino con diverse cose ma non è un super-maxi-esperto-influencer in nessuna.

Per me non c'è posto, così come per l'operaio a spasso o il quasi-pensionato che rischia di trovarsi per strada.

Cosa faccio, mi butto direttamente nell'inceneritore comunale?

Ci sono quelli che possono cambiare il Mondo - ma io non sono uno di loro: che facciamo?

Che dite, sono comunque degno di vivere?


Uno sfogo molto diretto, forse irriverente, ma che contiene (almeno a mio giudizio) un certo fondo di verità.

Parlare di startup e di cambiamento è ormai una moda - e troppo spesso il lato glamour dell'Imprenditorialità 2.0 nasconde gli aspetti meno esaltanti di questi nuovi tempi...


E adesso, come sempre, a voi la parola: come la pensate? Siete d'accordo con Matteo? Oppure il suo punto di vista vi sembra troppo negativo?
Le vostre opinioni sono sempre le benvenute, alla prossima 😉

Popular posts from this blog

AccaNEETi, nonostante tutto