"Ho un posto fisso, ma sono una fallita" - un'altra risposta a Marta


La confessione di Marta continua a spingere altre persone a parlare di sé... e del lavoro che non c'è.

Tra le varie testimonianze, ho raccolto lo sfogo off-line di "Nora", una mia vecchia conoscenza, che ha deciso di condividere con noi la sua esperienza.

Eccola:


Ho ventinove anni, un posto di lavoro sicuro... ma sono una fallita.

Lo so, può suonare strano, e se Marta o qualche altro lettore decidesse di mandarmi subito a quel paese, be', non avrei nulla da ridire.

Eppure io mi sento così.

Ho frequentato lo Scientifico, prendendo ottimi voti, e mi sono buttata su Biologia all'Università: sono sempre stata affascinata dalla materia viva, dalla capacità di osservarla, non ho avuto dubbi.

Dopo la Triennale, mi sono guardata intorno - ma visto che il lavoro scarseggiava, e che gli studi erano andati bene, non ci ho pensato molto, e ho scelto di proseguire con la Magistrale.

Altri due anni, altri esami dati senza problemi, altra tesi da 110 e lode: a questo punto voglio davvero cercare un impiego.

Busso a diverse porte, mi offrono qualche collaborazione... ma il più delle volte mi dicono che Biologia è ormai la Cenerentola delle Facoltà scientifiche, che Scienze dei Materiali e Bioinformatica "tiravano" di più, eccetera.

Alla fine, un po' per disperazione, un po' per sincero interesse, decido di conseguire anche il Dottorato - se sono fortunata, riesco a diventare ricercatrice; alla peggio, per tre anni sono a posto.

Tutto bene... finché il periodo di Dottorato finisce, fra un taglio del budget e l'altro di ricerca come professione non se ne parla - e resto a spasso.

Dopo qualche mese di porte sbattute in faccia, mi arrendo - accetto l'offerta dei miei, amministratori di condomini, e divento di fatto la loro segretaria.

E così mi ritrovo a fare da passacarte per loro e per mio fratello - che con il suo "semplice" diploma di geometra, lavora già con soddisfazione da qualche anno.

Da una parte sono grata ai miei - quanti ragazzi disoccupati non hanno la mia fortuna?

Dall'altra, però, sento di aver buttato via anni di sacrifici - miei e della mia famiglia, che mi ha sempre sostenuta.

A volte invidio mio fratello - senza tutto lo stress della laurea, ha trovato il suo posto nel mondo, in un ambito forse meno emozionante ma più che decoroso.

Io invece resto alla mia scrivania, sentendomi sempre di più una fallita: sono più grande, eppure ho molta meno esperienza in fatto di lavoro...

E se da un lato sono tranquilla perché so che nessuno mi licenzierà, dall'altra l'ansia cresce: resterò sempre qui, a far ammuffire i miei diplomi?

Io continuo a mandare cv e a sperare - forse troverò anche l'occasione di fuggire all'estero, chissà: tutto pur non buttare via la mia fatica di studentessa!


Ebbene sì, anche se meno drammatica di quella di Marta, la situazione di Nora non è comunque delle più allegre - in barba alla solita predica "studia se vuoi lavorare!"...


E ora, come sempre, lascio a voi la parola: conoscete anche voi qualche "laureati sprecato"? Cosa direste a Nora?
I vostri commenti sono sempre i benvenuti, alla prossima!

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