Ma alla fine... la Laurea serve?


A volte leggi certe notizie e ti chiedi dove hai sbagliato.

È questo il caso dell'annosa discussione sul valore della Laurea - serve, non serve, aiuta almeno a coprire le macchie di umidità sul muro?

Da una parte sembra che i giovani laureati abbiano in mano carta straccia rispetto ai colleghi 50-60enni.

Poi, ogni giorno, siamo bombardati da notizie sull'ultimo super-imprenditore senza titolo di studio...

E quel punto viene da chiedersi, chi me l'ha fatto fare?

Faccio un passo indietro...

Nel giugno del 2009, mi accingevo a dare il famigerato esame di Maturità - celebrato senza sosta da un certo filone cinematografico nostalgico e giovanilista, ma in realtà sempre più criticato perché troppo blando e ormai privo di significato.

Comunque, annacquata o meno, la prova la superai, e anche molto bene.

Con questo documento in mano - ma soprattutto con la conoscenza di tre Lingue straniere da esso attestata - mi dovetti fare delle domande.

Eravamo nel pieno della Grande Crisi, le fabbriche sembravano chiudere a raffica, gli uffici non assumevano più nessuno...

Quale strada intraprendere?

In teoria, le Lingue erano l'opzione scontata - ma diversi professori ce l'avevano sconsigliata: meglio considerarle una competenza trasversale che una professione a sé stante.

Anche le altre Facoltà umanistiche sembravano una perdita di tempo - con la disoccupazione alle stelle e la Cina vicina, a cosa mi sarebbero serviti Storia e Latino?

Scienze Politiche? Un diplomificio pieno di tipi ultra-politicizzati, mi dissero in tanti, lascia perdere!

Valeva allora la pena di considerare un percorso di studi scientifico...

La mia scelta è ricaduta su Bioingegneria - sperando che il mio interesse per la Biologia (a sua volta ritenuta poco professionalizzante) fosse sostenuto da conoscenze più pratico-applicative.

Infine, con un po' di trepidazione, ho affrontato questa nuova avventura.

Non sono stati anni facili, anzi - fra la necessità di recuperare lacune, stare al passo con i programmi, e affrontare anche questioni personali (che nei momenti di difficoltà non mancano mai), il tempo mi è scappato di mano... sicuramente più di quanto avrei voluto.

Fra momenti di sconforto, corsi spesso più teorici che altro, e professori disponibili ma impossibilitati a essere ovunque e per chiunque, sono sopravvissuto - in qualche modo.

E, alla fine, nonostante le critiche, ho afferrato il fatidico pezzo di carta, sperando che un Bioingegnere mediocre avesse comunque più opportunità di un Filosofo da 110 e lode...

E invece, ad anni di distanza, non credo di essere così avvantaggiato rispetto al Letterato - anzi, se entrambi siamo alle prese con impieghi precari e senza alcun nesso con gli studi condotti, il secondo almeno può vantare un voto migliore, e soprattutto un percorso meno accidentato.

Non voglio buttarla sul patetico, né commiserarmi - la mia situazione è sicuramente migliore di quella di tante altre persone, inclusi alcuni lettori del blog.

E così, prendo atto della mia vittoria morale, cerco di buttarmi alle spalle il passato, e mi concentro su ciò che posso fare da qui in avanti, partendo anche dalla Rete...


Eppure la domanda resta: ne è valsa la pena? 🤔

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