Twitter e Medium - piattaforme a due velocità


Due velocità.

Un concetto che di solito sentiamo al telegiornale, quando si parla delle risse in seno all'Unione Europea.

Buoni e meno buoni, figli e figliastri, wow o meh...

Gratis o a pagamento.

Quest'ultima sembra essere la strada intrapresa all'improvviso da due piattaforme che frequento ogni giorno: Twitter e Medium.

Alcuni giorni fa, infatti, Twitter ha reso noto di voler sviluppare una versione premium di TweetDeck, applicazione gratuita per la gestione di cinguettii e timeline - acquistata anni fa ma di fatto lasciata a sé stessa fino ad ora.

Il nuovo servizio, a quanto si è appreso, offrirebbe una serie di funzionalità più avanzate e un'esperienza utente migliore... per la modica cifra di venti dollari al mese.

Personalmente utilizzo TweetDeck da diverso tempo, ma non saprei immaginare quali ulteriori vantaggi mi potrebbero essere offerti per una cifra non proprio irrisoria, soprattutto per chi come me non è né un giornalista né un marketer...

Chissà.

Nel frattempo, il cugino di Twitter, Medium, ha affrontato un cambiamento ancora più radicale: l'intera piattaforma, infatti, vedrà d'ora in poi la presenza di utenti ordinari, a titolo gratuito, e di membri speciali, definiti fondatori - i quali, a fronte di una sottoscrizione, avranno accesso a strumenti di blogging migliori e a contenuti esclusivi: il ricavato sarà utilizzato per retribuire autori su commissione.

Le reazioni degli iscritti non si sono fatte attendere: se da un lato c'è chi riconosce la necessità di sostenere Medium e di pagare per un trattamento di qualità, dall'altro molti utenti hanno sollevato diverse perplessità, specialmente a fronte di alcune scelte non esattamente popolari, come la liquidazione degli staff editoriali dedicati, come Medium Italia.

Per quanto mi riguarda, rimango in attesa di ulteriori sviluppi: credo ci siano ottime ragione da entrambe le parti, e, come iscritto ancora recente, preferisco attendere prima di prendere decisioni affrettate.

In ogni caso, ciò che mi lascia perplesso non è tanto la creazione di diversi livelli di membership (LinkedIn li prevede da anni, per dire), quanto piuttosto l'idea che questa possa essere la soluzione per due modelli di business evidentemente in crisi...

A conti fatti, quante persone sceglieranno di aprire il portafogli?

Saranno sufficienti per tenere a galla Twitter e Medium?


Staremo a vedere...

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