Chi di frusta ferisce, di frusta perisce - chiedetelo a Shang Yang!


Siamo onesti - quando ci sembra che qualcuno si comporti male, il primo impulso è quello di invocare la frusta:

Quello non fa un c***o tutto il giorno ma resta lì perché è raccomandato... ma se il capo fossi io...

I politici? Tutti ladri - ci vuole la ghigliottina!

Quante volte lo sentiamo dire, o lo diciamo anche noi?

Chiediamo a gran voce più rigore, più severità... ma siamo sicuri di volerlo davvero?

Forse no - e un episodio della Storia cinese ci mette in guardia dagli istinti "forcaioli".


Nel IV secolo avanti Cristo, lo Stato di Qin si trovava in una fase di stallo: al contrario di altri reami della Cina, si trovava in posizione periferica, poteva contare su poche risorse, e veniva visto dai rivali come una landa semi-barbarica, a stento degna dell'appellativo di cinese.

Il sovrano regnante, il Duca Xiao, avrebbe voluto rendere il suo feudo più forte, ma nessuno sembrava avere le idee ben chiare... finché uno straniero, un certo Shang Yang, si fece avanti, rassicurandolo: se gli avesse lasciato carta bianca, Qin sarebbe diventato il più forte di tutti gli Stati del Paese.

Ottenuta la fiducia del monarca, Shang Yang si mise all'opera, implementando diverse riforme:

  • Privatizzazione delle terre, per affidarle a coltivatori autonomi;
  • Standardizzazione dei sistemi di pesi e misure in uso;
  • Incentivi all'immigrazione - la popolazione era scarsa, servivano più braccia;
  • Promozione della meritocrazia, a dispetto dei privilegi dell'aristocrazia

La Legge fu messa sopra a tutti e a tutti - persino l'erede al trono, il principe Huiwen, fu condannato per un breve periodo all'esilio!

Tutto bene, quindi?

Be', non proprio - perché a tutte queste belle novità, tra l'altro calate dall'alto, si aggiunse un rigido, rigidissimo sistema di controllo sociale: ad esempio, la delazione non solo era incoraggiata, ma obbligatoria per legge, ogni suddito era soggetto a norme durissime, e anche le trasgressioni più severe erano punite con estrema ferocia.

La Legge era al di sopra di tutto, anche della misericordia - e non a caso la dottrina di Shang Yang divenne poi nota anche con il nome di Legalismo cinese

Inutile dire che, nonostante i progressi fatti dallo Stato di Qin, l'onnipotente ministro era tutt'altro che popolare - ma d'altra parte, forte del favore del Duca Xiao, egli poteva andar dritto per la propria strada, senza guardare in faccia a nessuno.

Peccato che neppure il Duca potesse vivere per sempre - e infatti nel 338 a.C. si spense.

Il principe Huiwen, diventato Duca, non aveva certo dimenticato il suo periodo di esilio - tanto che il suo primo atto fu proprio un mandato di cattura per Shang Yang!

Avvertito del pericolo, il ministro, lungi dall'affrontare con coerenza la Legge, decise di darsi alla fuga, e cercò riparo presso una locanda: tuttavia, proprio a causa di un editto da lui stesso approvato, non era possibile trovare alloggio senza fornire le proprie vere generalità.

E fu così che la stessa macchina repressiva messa in moto da Shang Yang segno la sua fine: catturato, fu giustiziato in modo atroce - fu fatto a pezzi da cinque carri diretti in cinque direzioni diverse - e la sua intera famiglia fu sterminata.

A Qin le cose migliorarono, allora?

Neanche per sogno!

Il Duca Huiwen, infatti, non era affatto contrario al giustizialismo del defunto ministro... purché non fosse lui stesso a farne le spese!

Con le riforme di Shang Yang ancora in vigore, Qin divenne sempre più potente... finché nel 221 a.C., un discendente del Duca Huiwen riuscì a riunire l'intera Cina sotto il suo scettro, diventando il Primo Imperatore di Qin (Qin Shi Huangdi, quello dell'esercito di terracotta, per intenderci).

Ma allora, spietate o no, le idee di Shang Yang erano giuste?

Be', non proprio... infatti, non appena anche l'Imperatore morì, Qin iniziò a pagare il prezzo della sua crudele amministrazione: rivolte e secessioni scoppiarono ovunque, riducendo il giovane Impero ad un nuovo mosaico di staterelli; finché la nuova Dinastia Han riuscì a riunificare nuovamente il Paese nel 202 a.C. - lasciando saggiamente cadere molte delle leggi più severe promosse dal regime precedente.

Cosa possiamo imparare da questa storia?

Be', prima di tutto, guai a farsi paladini del rigore senza se e senza ma... perché al nostro primo sbaglio (e succederà, non facciamoci illusioni), sarà inutile balbettare che il nostro caso è diverso, e che insomma ci vuole anche un po' di comprensione!

In secondo luogo, stiamo attenti a promuovere una cultura della frusta, perché i buoni risultati a breve termine - perché prima o poi i nodi verranno al pettine.


L'opera basata sulla crudeltà finisce nella crudeltà - coltiviamo l'empatia!

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