Merito mio, colpa altrui - un doppio standard?


Se ci facciamo caso, lo notiamo spesso intorno a noi - anzi, ci è sicuramente capitato anche in prima persona.

Di cosa sto parlando?

Del doppio standard che applichiamo ai nostri risultati.

Se ci pensate, ci piace vedere attribuito il nostro successo al nostro duro lavoro e alla nostra perseveranza...

...per i fallimenti, invece, si fa presto a trovare delle giustificazioni che coinvolgano fattori esterni: il professore ha preparato un test troppo difficile, il mercato che volevamo conquistare è già saturo, in Italia la gente non ragiona - e via di questo passo.

TUTTE SCUSE! - starà già sbraitando la cara squadra del tough love linkediano.

Scuse... o forse no?

Pensandoci un po' su, mi verrebbe da dire che essere così duri con sé stessi e con gli altri non sia una grande idea.

Forse è un meccanismo in qualche modo utile per il nostro benessere psichico, almeno nel breve periodo: in Psicologia ha persino un nome tutto suo, Self-serving bias.

I casi, grossomodo possono essere due.


1 - Sì, è colpa mia - ma sto elaborando il lutto: lasciatemi in pace!

Diciamo la verità, ogni insuccesso è un piccolo lutto: qualcosa in cui abbiamo sperato e per cui abbiamo faticato è andato in fumo - e magari noi per primi sospettiamo di esserne la causa.

Ora, come è noto, gli psicologi hanno individuato ben cinque fasi nel processo di elaborazione del lutto - e sebbene le cose in realtà siano un po' più complesse di così, non è difficile individuare nella fase della Negoziazione una somiglianza con l'accampare "scuse".

Si cerca cioè di razionalizzare l'accaduto, di salvare almeno un po' l'amor proprio.

In un momento così delicato, è davvero il caso di aggredire il prossimo con un bel NIENTE SCUSE? 

Forse è il caso di lasciarlo tranquillo, a cercare da sé le proprie risposte... e se vorrà qualche consiglio, lo chiederà per conto suo.


2 - No, non è stata colpa mia - ma sento di dovermi giustificare, perché siete cattivi

Ebbene sì - a volte capita: anche con tutta la nostra buona volontà, qualche fattore imprevedibile e imponderabile rimescola le carte in tavola.

E nonostante questa consapevolezza, scatta comunque l'urgenza di discolparsi, davanti a sé stessi e soprattutto al Mondo intero, spesso poco tenero verso chi fallisce.

Ecco allora il bisogno di elencare gli ostacoli - ostacoli che in caso di successo sarebbero serviti al più per farsi belli, ma che in questo caso tornano utili.

In fondo, sia i vincitori che gli sconfitti devono affrontare delle difficoltà, ma per i primi diventano irrilevanti, per i secondi no.

Perché il successo raramente va giustificato, mentre la sconfitta sì, sempre.


In ogni caso, la nostra autostima va tenuta in piedi, no?


E voi, cosa ne pensate - quanto è forte il vostro amor proprio?

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