Le Fake News, il Cyberbullismo e l'Ipocrisia dei Founder


Ecco, ci risiamo.

Dopo le alzate di scudi da parte di Mark Zuckerberg all'indomani dell'elezione di Donald Trump, un altro grande nome della scena Tech si fa avanti per dire, pressapoco, le stesse cose.

Come interpretare altrimenti l'intervista ad Ev Williams - co-fondatore di Twitter e CEO di Medium - per il New York Times?

Già il titolo è tutto un programma:

The Internet Is Broken - ovvero, Internet non funziona (più).

Il riferimento, come è ovvio, è al proliferare delle fake news, dell'intolleranza, del cyberbullismo, e di contenuti violenti.

Come da copione, ci si domanda dove si sia sbagliato; e secondo Williams, il problema deriva dalla potenza d'espressione offerta dal Web a tutti, indistintamente, e a tutte le loro idee, buone o cattive, confermate dai fatti o campate per aria.

Ora, a me questo ennesimo mea culpa da parte di un esponente di spicco della Silicon Valley sembra piuttosto ipocrita.

In fin dei conti, tutte le piattaforme di social media, Twitter incluso, sono business come tutti gli altri.

E come tali, qual è il loro scopo principale?

Produrre profitti ovviamente - denaro da spartirsi fra i dipendenti, la dirigenza, e gli investitori, sempre pronti ad abbandonare la nave in caso di difficoltà.

Ma il profitto si produce in un solo modo, cioè venendo incontro ai desideri e ai gusti dei potenziali utenti/clienti.

Purtroppo, però, si dà il caso che molte persone abbiano gusti orribili, in fatto di contenuti - tweet politicamente scorretti, faide fra star a colpi di foto osé su Instagram, omelie infuocate contro la Casta su Facebook... 

Per anni tutti questi signori - Zuckerberg, Williams, eccetera - hanno chiuso un occhio o anche due, lasciando pressoché indisturbati creatori di bufale e seminatori d'odio, allo stesso tempo imponendo regole assurde, forse per lavarsi la coscienza...

...finché il vento ha cambiato verso, portando al potere, negli Stati Uniti, una persona molto lontana dai loro valori (veri o presunti).

E a questo punto, vorrebbero correre ai ripari con algoritmi e censure varie - proprio ciò che serve perché chi già vi guardava con diffidenza veda confermati i suoi pregiudizi su di voi.

E se invece di bannare e cancellare, provaste a mettervi in contatto con queste persone?

Non sto parlando degli spargitori di bufale professionisti o dei fanatici più duri e puri, né di chi si dà direttamente alla diffamazione o alle minacce, ma di tutti coloro che si sentono abbandonati da un sistema socio-economico che li ha respinti, e ricorrono ai social per sfogare la propria frustrazione e rabbia.

Cerchiamo, tutti insieme, di andare alle radici di questi malesseri, di queste vicende che nascono offline - e online trovano espressione in modi sempre più violenti.

Pensate a quanto gli amministratori locali, gli attivisti e i giornalisti potrebbero fare, se coinvolti in modo adeguato!

Ad esempio: una fabbrica rischia di chiudere lasciando a casa i suoi operai?

Da un semplice post irato, se preso in considerazione, può nascere un tam-tam mediatico per chiederne il salvataggio, o almeno la ricollocazione dei lavoratori.

Che ne pensate, sono troppo ottimista?

Intanto tutte queste (spero) belle cose le ho scritte direttamente a Ev Williams, su Medium.


Che dite, mi risponderà?

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