Non ho Facebook - e vivo bene lo stesso


Ogni tanto, mi sento apostrofare da conoscenze fatte su varie piattaforme in questo modo:


Ma tu non sei su Facebook? Volevo taggarti ma non ti trovo...


Al che spiego tranquillamente che no, non sono iscritto Facebook - e non ho intenzione di iscrivermi.

Di solito, a questo punto parte la gragnola di sorprese, stupori, sdegni:


Eh, ma così rinunci a uno strumento importante...

Eh, ma Facebook da solo vale quanto tutti gli altri social messi assieme...

Eh, ma così non puoi iscriverti al mio fantastico gruppo...


Nella maggior parte dei casi me la cavo con un "ci penserò", e il Facebook-fanatico di turno leva le tende.

E forse è meglio così - perché i loro appunti non sono sbagliati, ma ogni volta mi ci vorrebbe un bel po' per spiegare i motivi della mia diffidenza verso quella piattaforma.

Perché certo - lo so che Facebook è uno spazio irrinunciabile per moltissime persone.

E sicuro, so bene che Big F è il peso massimo della sua categoria.

Ma si tratta di vantaggi a cui sono ben felice di rinunciare, se in cambio riesco ad evitare di sentirmi il fiato di Zuckerberg sul collo, di vedermi come l'oggetto inconsapevole di chissà quanti studi... e di stare ben alla larga da un ambiente in cui il cyberbullismo ha raggiunto vette inenarrabili (altro che Twitter!).

Non che mi illuda sull'innocenza degli altri social network - dubito che non abbiano nemmeno un piccolo scheletro nell'armadio pure loro - ma Facebook mi pare di gran lunga il più pericoloso.

I suoi progetti faraonici, la spietatezza con cui cerca di demolire i concorrenti, la sua sospetta liaison con la Realtà Virtuale sono tutti tasselli di un puzzle che non mi convince.

A volte ho come l'impressione che Facebook voglia renderci prigionieri del suo incantesimo, sostituendo la nostra realtà quotidiana con la propria.

Iscrivendomi a Facebook, avrei come l'impressione di essere una cavia da laboratorio fra centinaia di milioni di cavie da laboratorio, spinta qua e là da fra una echo chamber e una feature da testare, mentre ai piani alti assistono compiaciuti allo spettacolo.

E per sopravvivere, ormai, devi essere una cavia ricca: casi eccezionali a parte, senza pagare non si va da nessuna parte.

Paranoie complottarde?

Può essere - ma sulle altre piattaforme mi sembra di respirare più in libertà, di sentirmi meno sotto controllo... chissà.

In ogni caso, le persone che mi interessano non vivono di solo Facebook - ci si ritrova anche su Twitter, LinkedIn, Google Plus.

E quindi, non essendo un brand, posso permettermi di voltare le spalle al Re dei Social - e, credetemi, si vive bene lo stesso!

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