#GiovaniDiOggi - Capito Carpisa?



I #GiovaniDiOggi tornano dopo la pausa estiva... ed ecco un bel caso mediatico subito servito su di un piatto d'argento.

Come avrete intuito, è tutto merito di Carpisa, la cui "proposta indecente" - l'acquisto di una borsa e l'elaborazione di un piano di comunicazione per vincere un stage di un mese messo in palio - ha messo sottosopra la socialsfera italiana.

Si è parlato di mancanza di rispetto verso i giovani e il dramma della disoccupazione, si è tuonato contro la degradazione della dignità del lavoro, si è fatta dell'ironia (del genere o la borsa o la vita)...

Ma alla fine, al netto delle affrettate (e raffazzonate) scuse della società, l'amarezza rimane.

Davvero siamo arrivati a questo punto?

Davvero noi ragazzi (e non solo) ormai siamo visti dalle aziende (o almeno da parte di esse) come poveri plebei pronti ad ammazzarsi fra loro per gli oboli gentilmente concessi dal sovrano in un giorno di festa?

Oppure si è trattato di semplice cinismo, di un modo semplice e rapido di far fruttare la disperazione di milioni di persone?

Se ci pensate, l'affare non sarebbe stato mica da buttar via - migliaia di borse vendute e di spunti forniti a fronte di una sola assunzione a tempo determinato: un bel margine di guadagno non glielo avrebbe tolto nessuno!

Qualcuno, ai piani mezzani (in tutti i sensi) di Carpisa, deve aver pensato di aver avuto un'idea geniale.

E non è detto che altri, magari in modo meno rozzo, non cerchino di seguirne l'esempio: dove le opportunità di impiego scarseggiano, la dignità può diventare un lusso - e molte compagnie senza scrupoli lo sanno benissimo.

Risorse umane, strumenti usa-e-getta.

Peccato che, a lungo andare, fare affidamento su dipendenti precari e malpagati possa rivelarsi una strategia pericolosa: dati alla mano, infatti, viene da pensare che al drastico calo della produttività registrato in Italia nell'ultimo decennio non sia del tutto estraneo l'aumento smisurato del ricorso a contratti a termine, che sembrano essere diventati il traino del mercato del lavoro.

E, se ci riflettiamo un attimo, non sembra neppure strano: chi mai sarebbe disposto a dare il 100% in una posizione destinata a chiudersi in sei mesi?


Insomma, se il lavoro (e i lavoratori) continuano ad essere trattati così, la tartaruga di Carpisa (e non solo) potrebbe trovarsi presto zampe all'aria...

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