#TwitterKiller - il lato (davvero) inquietante della Rete


Da un annetto a questa parte si fa un gran parlare del "lato oscuro" dei social media - insulti, cyberbullismo, fake news...

...eppure, un recente caso di cronaca nera ha portato alla luce un aspetto ancora più sinistro del Web, una vicenda estremamente cruenta - nel caso siate particolarmente impressionabili, vi consiglio di fermarvi qui.

Dal Giappone, infatti, arriva la notizia della cattura di un giovane serial killer, Takahiro Shiraishi.

Uno squilibrato come tanti, verrebbe da dire, se non fosse per il suo peculiare modus operandi: individuare attraverso l'uso di Twitter gli utenti più inclini all'autolesionismo e a manie depressive, per poi attirarli nella propria casa, alle porte di Tokyo, con la promessa di un patto suicida - e togliere loro la vita.

Così sarebbero morte almeno nove persone, di età compresa fra i quindici e i ventisei anni, le cui spoglie sono state in parte ritrovate nell'abitazione dell'uomo, finalmente arrestato, e ora noto con l'inquietante soprannome di Twitter Killer, l'Assassino di Twitter.

Una vicenda terribile, che fra le altre cose va ad aggiungersi agli altri problemi fronteggiati da Jack Dorsey, CEO della compagnia, in viaggio proprio in Giappone negli stessi giorni, trovatosi suo malgrado incalzato dagli eventi in uno dei Paesi dove più forte sono stati l'impatto e la diffusione della piattaforma.

Nonostante una reazione a caldo piuttosto tiepida (ha definito la notizia "estremamente triste", un termine forse poco adeguato a descrivere un disastro del genere), Dorsey ha tuttavia riaffermato il suo impegno contro simili utilizzi del social network, (di recente, fra le condotte vietate agli utenti, è stata inclusa la promozione di condotte anticonservative e suicidiarie).

Peraltro, pur dichiarandosi conscio della necessità di favorire un uso "sano e positivo" della piattaforma, il CEO ha ammesso l'impossibilità di monitorare ogni singolo tweet, esprimendo comunque la speranza che gli iscritti colpiti da depressione possano trovare aiuto presso altri user, ma anche e soprattutto grazie al supporto dello stesso Twitter e degli Enti partner specializzati in servizi di sostegno psicologico e psichiatrico.

Basteranno i nuovi provvedimenti e le buone intenzioni?

Difficile dirlo.

In ogni caso, appare chiaro come il ruolo di Twitter, seppur non privo di rilievo, non sia tuttavia determinante.

In Giappone, infatti, la lotta per la salute psichica di milioni di persone si scontra ogni giorno con molti ostacoli anche offline - da una cultura accademica e professionale molto competitiva, ad un certo riserbo sul tema delle malattie mentali, al perdurare di atteggiamenti aggressivi di molte persone nei confronti degli individui più vulnerabili, fino ad atti di bullismo vero e proprio.

Una situazione molto difficile, terreno fertile per numerose condizioni di isolamento sociale e di travaglio interiore, come l'ormai famosa sindrome hikikomori.

E non è un caso che proprio l'Impero del Sol Levante detenga una poco invidiabile posizione fra i Paesi con i maggiori tassi di suicidi (in diminuzione per la prima volta in oltre vent'anni, ma purtroppo ancora molto diffuso fra i più giovani, proprio nella fascia d'età presa di mira dal killer).

Ecco perché, fatta salva la necessità di maggiori tutele per gli utenti e di un uso più consapevole dei social network da parte degli stessi, non è né onesto né possibile considerare Twitter e le altre piattaforme come unici responsabili di simili orrori.

Come già abbiamo avuto modo di ripetere più volte, la Rete non è altro che un'estensione del nostro Mondo "reale" - e sconfiggere i suoi lati più pericolosi significa affrontare gli angoli più tetri e nascosti della nostra società, se non della nostra stessa natura.

Scusandomi per l'argomento tutt'altro che ameno, ma a mio parere molto importante, lascio a voi la parola: qual è la vostra opinione in merito?


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