Twitter - il prezzo di un bollino blu



[SE NON VI VA DI LEGGERE, ECCO IL VIDEO]

Vai e vai e vai, si finisce sempre per parlare di Twitter - e del suo annaspare nel tentativo di combattere fake news e cyberbullismo.

L'ultima "perla", se così possiamo dire, riguarda la famigerata verificazione, ovvero quel piccolo badge azzurro che in teoria dovrebbe distinguere dai comuni mortali gli user "certificati", cioè VIP, giornalisti e in ogni caso chiunque abbia una solida presenza online da difendere da stalker, imitatori, eccetera.

Un riconoscimento che Twitter, a dirla tutta, ha forse concesso con troppa liberalità, arrivando a includere personaggi non proprio raccomandabili - primi fra tutti alcuni noti suprematisti bianchi statunitensi.

Inutile dire che il backlash ricevuto dall'utenza ha indotto i piani alti della compagnia ad un deciso giro di vite...

...che tuttavia ha presto assunto sfumature a dir poco orwelliane.

D'ora in poi, infatti, l'assegnazione o la revoca dell'agognato distintivo dipenderà non solo dalle attività degli iscritti sulla piattaforma, ma anche dal loro comportamento offline - un vero e proprio salto di qualità, che non ha mancato di suscitare degli interrogativi inquietanti.

Ad esempio, in che modo verranno condotte queste indagini?

Gli utenti verificati dovranno guardarsi le spalle da 007 sguinzagliati da Jack Dorsey?

E poi, non si rischia di andare a ledere il diritto alla riservatezza degli iscritti?

Come spesso è accaduto, la società di San Francisco resta molto sul vago.

Che dire, a questo punto?

Be', da utente non verificato, la mia reazione a caldo è stata questa:


Proprio così - sono riuscito a crearmi un network in espansione anche senza, quindi perché dovrei preoccuparmi?

O dovrei fare come chi, non avendo i requisiti per la verificazione, mette accanto al proprio username un emoji che richiami la forma del distintivo ufficiale (la "certificazione dei poveri", come l'ho chiamata io)?


Ma anche no, direi.

Già diamo ai social network un sacco di informazioni su di noi, sulle nostre opinioni, sulle nostre abitudini, sui nostri progetti - per cui, almeno al di qua dello schermo, un po' di controllo preferirei tenerlo per me.

Forse, se avessero fatto più attenzione prima, non si sarebbero dovuti ridurre a questo punto: non è che per sgamare un razzista sui social servano chissà quali doti investigative.

Davvero, Twitter, quel simboletto ce lo fai pagare troppo caro: per quanto mi riguarda, tientelo pure.


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