#GiovaniDiOggi - quando i ragazzi parlano


Parlando dei #GiovaniDiOggi, ci siamo occupati in diverse occasioni del gap, dell'incomprensione che può sorgere fra generazioni diverse - un divario che i media e gli stereotipi da essi sfruttati spesso rendono ancora più profondo.

Ma cosa succede se ad affrontare la questione sono i ragazzi stessi, persone più o meno della stessa età?

Ci si intende meglio fra coetanei, oppure anche in questo caso la polemica è dietro l'angolo?

Proprio qualche giorno fa, una discussione su Facebook segnalatami da un lettore (grazie!) mi ha permesso di rispondere a questa domanda.

Il tema, devo dire, è molto spinoso: è vero che studiare è sempre meglio che lavorare?

Il post, che ha ricevuto oltre duemila "mi piace", ha dato vita ad una lunga e complessa diatriba fra i partecipanti, da cui sono emerse posizioni diverse, che proverò a riassumere:


1 - Studiare? Un lavoro con tutti i crismi

Molti utenti si sono sentiti punti sul vivo: in quanto studenti, non accettano di veder sminuito il loro impegno, che spesso eccede le ore trascorse al lavoro dalla persona media.
Chi lavora, sostengono, una volta uscito dall'ufficio o dalla fabbrica può staccare; loro, invece, sono tenuti a far andare le meningi anche al di fuori dell'aula, preparandosi agli esami o lavorando a progetti vari.
C'è anche ci cita Antonio Gramsci ("Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso...") a sostegno del suo punto di vista.
Pertanto, anche studiare è un lavoro, e dei più faticosi: sbaglia quindi chi guarda dall'alto in basso chi frequenta l'Università (che, fra l'altro, neppure percepisce un salario).
Alcuni, compreso l'autore del post, arriva a definire decerebrati coloro che non la pensano allo stesso modo.


2 - Lavorare, la vera fatica

Quanti degli studenti presenti sarebbero disposti a recarsi tutti i giorni in cantiere, con ogni tempo? Se lo chiedono alcuni dei giovani che già lavorano, soprattutto coloro che svolgono mansioni particolarmente gravose.
Chi va all'Università, sostengono, non ha idea di quanto faticose possano essere alcune attività, e delle responsabilità ad esse connesse.
In fondo, concludono, proseguire gli studi è una scelta, non un obbligo.


3 - Studenti-lavoratori, ci sono anche loro!

Dopo i primi commenti infuocati fra studenti e lavoratori, un terzo gruppo inizia a far sentire la propria voce: gli studenti-lavoratori. 
Come la loro esperienza dimostra, dicono, studio e lavoro non sono necessariamente due universi a parte, anzi; proprio a causa delle difficoltà di tante famiglie, non sono pochi i ragazzi che alle lezioni e ai libri devono alternare impieghi di vario tipo, spesso precari e mal pagati.
Sulla diatriba, molti portano le proprie esperienze personali, una diversa dall'altra.
Ed è questa moltitudine di prospettive a portarci al prossimo punto...


4 - Da fattori diversi, vissuti diversi; da vissuti diversi, idee diverse

Ogni persona ha un percorso diverso, abbiamo detto: e proprio per questo motivo che tentare di stilare classifiche di merito diventa difficile, se non impossibile - ma soprattutto privo di senso.
Alcuni corsi di studio, infatti, possono davvero essere più impegnativi di alcuni impieghi; allo stesso modo, alcune Facoltà possono rivelarsi una passeggiata rispetto ad alcune mansioni.
Inoltre, non va dimenticato il peso di fattori esterni, ad esempio la necessità di spostarsi - per dire, meglio un posto di lavoro sotto casa o un Ateneo a due ore di auto?
Infine, chiosano alcuni utenti, dipende molto anche dalle proprie attitudini personali: c'è chi potrebbe faticare per ore ma si smarrisce davanti a una dimostrazione matematica, e chi invece, pur conoscendo a menadito tutti i teoremi, non reggerebbe mezza giornata in un cantiere - sono due generi diversi di fatica, e non è una gara.


5 - Studiare vs Lavorare: due facce della stessa medaglia

Infine, per rispondere all'obiezione di alcuni giovani già occupati (studiare è una scelta), qualcuno riprende la riflessione degli studenti-lavoratori: ma davvero, al giorno d'oggi, studiare e avere un impiego sono due esperienze tanto diverse?
In fondo, chi oggi studia lo fa nella speranza di trovare un lavoro migliore; e anche chi ora svolge il proprio ruolo potrebbe ritrovarsi nella condizione di dover tornare fra i banchi.
Formazione e Professione, insomma, non sono che due facce della stessa medaglia: una ragione in più per confrontarsi in modo civile e senza fare polemiche.


Un thread tosto, eh?

Alla fine, però, più che alla conclusione raggiunta da molti dei partecipanti (che condivido, peraltro), la mia attenzione è stata catturata dalle interazioni fra i giovani coinvolti.

Se da un lato molti hanno dimostrato empatia ed equilibrio, infatti, altri si sono invece lanciati di petto nella contesa, dando prova di cocciutaggine, chiusura alla complessità, tendenza al pregiudizio, violenza verbale...

...Proprio gli stessi tratti che in post precedenti abbiamo attribuito a non pochi internauti più anziani.

Un'ulteriore riprova del fatto che l'età non conta - possiamo trovarci perfettamente d'accordo con persone molto più avanti negli anni di noi e sbranare (o farci sbranare) da dei coetanei.

E questo per il semplice fatto che, come abbiamo già ripetuto tante volte, l'età anagrafica è soltanto uno dei tanti fattori che possono influenzare la mentalità e i comportamenti di un individuo.

Forse tanti "vecchi" non aiutano i ragazzi - ma se anche noi iniziassimo ad aiutarci a vicenda, invece di azzannarci l'un l'altro...

Insomma, la polemica non ha età!


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