Persone come Macchine, Macchine come Persone?



Uno dei vantaggi delle vacanze è il maggior tempo libero a disposizione, senza i mille lacci e laccetti della routine quotidiana.

Ore e ore per andare in giro, incontrare amici persi un po' di vista, ma anche leggere tutte quelle cose che ci si è ripromessi di guardare ma che due mesi dopo stanno ancora lì nella sezione "Preferiti", a guardarti male.

Nessun senso di colpa, in effetti; eppure, proprio fra queste "riserve", ho trovato qualcosa di davvero interessante - proviamo a dare un'occhiata:

  • Uno studio della Stanford University potrebbe aver fatto un primo passo per trovare il modo di "spegnere l'interruttore" dei comportamenti compulsivi;
  • Intanto, ricercatori della UCLA sostengono l'effetto benefico dell'elettrostimolazione cerebrale per migliorare la capacità di comunicazione nelle persone affette da schizofrenia;
  • Inoltre, le nostre città saranno davvero più smart grazie ad Analisi dei Dati e IoT?
  • Infine, dall'Università di Copenhagen arrivano nuove prospettive sulle tecniche di editing genetico, fra cui l'ormai nota CRISPR

Ma non solo - fate attenzione anche a questi:

  • Dai laboratori di Google, ecco gli straordinari progressi di AUTOML, l'Intelligenza Artificiale in grado di "generare" delle A.I. "figlie";
  • Nel frattempo, all'Università del Colorado si progettano veri e propri "muscoli" per robot, per dotarli di movimenti più naturali;
  • In Arabia Saudita, invece, ecco la cittadinanza conferita al robot Sophia;
  • E per concludere, visto che siamo in tempo di campagna elettorale, su L'Espresso Michele Serra ci ricorda il livello di abilità raggiunto dagli algoritmi dei social media, pronti a "fiutare" gli orientamenti politici degli utenti, e a fornire loro contenuti graditi.

Voi cosa pensate, leggendo questi titoli, cliccando su questi link?

Non notate un filo conduttore?

A me, "a pelle", è venuto in mente questo paradosso:

Persone come Macchine, Macchine come Persone.

Le prime, sempre più gestite come meccanismi che possono guastarsi, con circuiti da disattivare o taglia e cuci sul DNA, e mosse da controllare mediante l'uso sempre più pervasivo dei Big Data, pronti a incasellare ogni nostra azione, ogni fenomeno; le seconde, invece, sempre più simili a noi (e per certi versi superiori) non solo dal punto di vista cognitivo, ma persino fisico.

In pratica, per ironico che possa sembrare, il trend scientifico e tecnologico in atto parrebbe puntare, da due poli opposti, ad una convergenza fra Uomo e Macchina, Biologia e Tecnologia, Creatore e Creatura.

Due fiumi in confluenza - o due treni in rotta di collisione.

Se riuscissimo a raggiungere quel punto, cosa vorrebbe dire essere Umani, ad esempio?

Il confine fra carbonio e silicio sparirebbe, probabilmente - e chissà se a qualcuno, qualcuno in grado di tenere le fila del processo, non farebbe comodo un'Umanità "robotizzata"...

Un po' melodrammatico?

Forse; però, se pensiamo che proprio duecento anni fa, nel 1818, Mary Shelley diede alle stampe il suo Frankenstein, non si può fare a meno di pensare a quanto questo tema sia attuale - ma anche e soprattutto a ciò che potrebbe andare storto se le nostre "creature" arrivassero prima di noi alla meta, o prendessero persino tutta un'altra strada!

Per dire, se la Singolarità Tecnologica preconizzata già negli anni Cinquanta del '900 da parte della comunità scientifica e in seguito resa nota al grande pubblico dal futurista Ray Kurzweil si verificasse per davvero?

Se non fossimo più in grado di comprendere i nostri antichi prodotti, se le loro capacità andassero al di là della nostra immaginazione?

Potrebbero essere guai molto, molto seri.

Ve la immaginate una guerra tra Umani-quasi-macchine e Macchine "umanizzate" o "super-umane"?

O semplicemente il momento in cui le nostre creazioni capissero di poter fare a meno di noi?

Mi spiace passare per pessimista, ma penso che la nostra specie non avrebbe chances - e quasi di sicuro la nostra Apocalisse non sarebbe un bello spettacolo neppure per il resto della Vita sulla Terra, come ho immaginato qui:


A quanto spiegava Mindy – che forse veniva proprio Kylborg, ora che ci penso – ogni Paese, e poi ogni Settore Sociale all'interno di essi ha iniziato a produrre armi sempre più devastanti, finché loro stesse hanno cominciato a condurre la guerra per conto proprio...

...ad esempio bombardando la Steppa, proprio nel centro dell'Eurasia, e facendo deflagrare le mille, o diecimila, o chissà quante altre testate nucleari stavano nascoste lì sotto: ai politici di Kylborg e degli Stati vicini non sarebbe mai venuto in mente di fare una scemenza simile, ma a delle macchine super-corazzate, che gliene importa delle radiazioni?



Deprimente, lo so; ma non impensabile.

Per questo, vi confesso, ogni volta che leggo un articolo simile a quelli citati provo sentimenti contrastanti.

Da un lato, la speranza che i progressi compiuti possano aiutare sempre più persone in tutto il Mondo; dall'altra, la consapevolezza che tutto ciò che può essere usato a fin di bene può anche essere piegato a scopi malvagi (in fondo, è proprio questo il tema centrale del mio libro)

E se da un lato ritengo i moniti di tanti studiosi e imprenditori un ottimo punto di partenza per affrontare la questione, dall'altro ritengo che non siano sufficienti: perché i Governi e le Istituzioni globali inizino ad occuparsene in modo tempestivo (e trasparente!), è necessario che alla voce degli esperti si aggiunga anche la nostra, cioè quella dei cittadini "comuni", con una serie di iniziative dal basso (forum, leggi di iniziativa popolare, ecc.) che facciano capire ai "piani alti" che l'argomento ci sta a cuore, e che solo una gestione il più possibile condivisa del Progresso può prevenirne le derive peggiori.

Chissà, forse un giorno avremo una Commissione Nazionale (o Europea, o perfino Mondiale) apposita per la prevenzione degli abusi e dei pericoli connessi alle nuove tecnologie, magari composta da parlamentari eletti, ricercatori e cittadini estratti a sorte.

Voci e prospettive diverse per evitare che qualcuno si faccia prendere troppo la mano, o che qualche esperimento ci porti troppo in là - pur rispettando il più possibile la libertà di Ricerca.

Corro troppo?

Può essere; eppure, più i miei feed sui social media si riempiono di aggiornamenti sulle magnifiche sorti e progressive delle Smart City o degli algoritmi, più avverto l'urgenza di una nostra maggiore attenzione a ciò che sta succedendo.

Perché se noi non ci occupiamo del Futuro, sarà il Futuro ad occuparsi di noi - e il risultato potrebbe non piacerci.

...

Vi ho spaventati?

Spero di no - non è mia intenzione seminare il panico; spero però che questi miei pensieri sparsi possano far riflettere più persone sui possibili pericoli che si celano dietro a ogni novità tecnologica di cui parliamo ogni giorno su Twitter o LinkedIn.

E se questo messaggio vi sembra degno di nota, che ne dite di condividerlo sui social network, consigliarlo ai vostri amici, farlo leggere a coloro che potrebbero trovarlo interessante?

Sarebbe bello discuterne qui, tutti insieme: chissà che non ne venga fuori qualche idea utile!

Spero di affrontare ancora l'argomento nel prossimo futuro - grazie per avermi dedicato il vostro tempo, e a presto.

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