LinkedIn - dietrofront sui contenuti esterni?


LinkedIn sta uccidendo la reach dei link a siti esterni!

Questa la mia "denuncia" di qualche tempo fa, quando, dopo diversi esperimenti, mi sono accorto di come i collegamenti condivisi sulla piattaforma direttamente da siti esterni apparissero stranamente privi dell'immagine in anteprima.

Al contrario, i link copiati e incollati non davano problemi (ma siamo onesti, chi condivide contenuti in questo modo?).

Dal momento che la cosa si è ripetuta per diversi giorni, ho pensato di chiedere altri pareri - su Google+ (dove esistono community dedicate), su Twitter, e naturalmente sullo stesso LinkedIn, dove il post ha ricevuto davvero molta attenzione.

Senza dilungarmi troppo, le opinioni che ho raccolto rientravano in una delle seguenti categorie:
  • A me non capita, dev'essere un tuo bug
  • A me non capita, ma può essere che tu abbia ragione
  • Anche a me sta capitando, ma penso sia un bug
  • Anche a me sta capitando, può essere che tu abbia ragione
  • Anche a me sta capitando, forse LinkedIn sta effettuando dei test
Ottimo - ma quale delle cinque era quella corretta?

Nessuna risposta concreta.

Ad infittire il mistero, poi, dopo circa una settimana, l'anomalia si è apparentemente risolta, senza alcuna azione da parte mia.

E quindi, cosa dovrei pensare?

Forse è stato davvero solo un qualche problema tecnico, oppure i test, se di test si è trattato, non hanno dato l'esito sperato.

In ogni caso, temo di essere stato un po' troppo precipitoso, nell'affrontare la questione - e di questo mi scuso, innanzitutto con voi lettori; a volte, la necessità di portare ai lettori qualcosa di nuovo, di iniziare la discussione su quella che potrebbe essere la prossima breaking news nel settore, può indurre ad errori di giudizio, a partire per la tangente.

Peraltro, nonostante il "killeraggio" che avevo annunciato non si sia verificato (almeno per ora), va anche detto tutti gli altri dati raccolti nel post precedente restano validi, e parlano chiaro: i post contenenti link a siti esterni ottengono risultati del 38% inferiori alla media, mentre quelli privi di collegamenti hanno una performance superiore del 26%.

In pratica, i link penalizzano, eccome.

Una tendenza iniziata su Facebook, e alla quale quasi di sicuro si accoderà la maggior parte degli altri social network.

Un bel problema per chi usa LinkedIn proprio per promuovere il proprio blog o sito aziendale; e che, da quanto ho notato in questo periodo sulla piattaforma, gli utenti stanno cercando di risolvere in tre modi:
  • Postare un aggiornamento con introduzione, immagine (o video), e senza link - ma con un invito a visualizzare il primo commento, nel quale si è inserito il collegamento per "ingannare" l'algoritmo preposto a valutare e diffondere i contenuti;
  • Utilizzare LinkedIn Publishing, lo spazio per il blogging interno alla piattaforma;
  • Gettare la spugna e cercare altre opzioni, come Medium o Quora.
Per quanto mi riguarda, ho iniziato a sperimentare con le prime due possibilità, anche se, per ora, i risultati non sono stati dei migliori: soprattutto su Publishing, i livelli di engagement degli articoli long-form sono rimasti davvero molto bassi, tanto che neppure chi di solito interagisce con me sulla piattaforma sembra essersi accorto della loro esistenza.

La terza strada, tuttavia, mi sembra ancora un po' troppo drastica: dopo quasi tre anni su LinkedIn, non sono ancora al punto di buttare a mare gli sforzi fatti e i risultati ottenuti, in primis i miei oltre cinquecento contatti (alcuni dei quali diventati lettori fissi del blog, fra l'altro).

Cosa fare, allora?

Be', penso al momento l'unica soluzione sensata sia continuare a provare, magari facendo leva sui contenuti migliori e più "cliccabili" di cui possiamo disporre - video, infografiche, eccetera, sperando che si trasformino in "esche" per portare nuovi lettori ai nostri blog.

In secondo luogo, dal momento che sembrano "tornati alla vita", credo che i Gruppi siano un'altra opzione da rivedere: se scelti con cura, possono diventare bacini già pronti di utenti interessati a contenuti come i nostri.

Infine, per quanto questo possa sembrare un suggerimento rischioso, direi che ora è il momento di puntare non solo sulla qualità, ma anche sulla quantità, ovvero postare più spesso: in effetti, secondo le rilevazioni più recenti, questa è proprio la strategia messa in atto da diversi brand per contrastare i cambiamenti che Facebook ha introdotto nel proprio feed; quindi, perché non provare a fare qualcosa di simile anche su LinkedIn? Aumentando (con buon senso!) il nostro output, dovremmo riuscire a raggiungere più persone, no?

Insomma, se il gioco si fa duro... i duri devono continuare a giocare!

E voi avete sperimentato dei cambiamenti su LinkedIn? E nel caso, avete già elaborato delle strategie per gestirli?


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