#LibriPerOggi - 5 Autrici da (Ri)Leggere

5 scrittrici da leggere

Otto marzo, Giornata della Donna.

Prima di tutto, un augurio a tutte le lettrici, sperando che il riconoscimento della loro lotta quotidiana non si fermi ad un solo giorno di festa.

Oggi, proprio per celebrare il talento, la passione e la forza d'animo dell'altra metà del cielo, con la rubrica #LibriPerOggi vorrei proporvi cinque autrici che in un modo o nell'altro hanno avuto uno spazio di rilievo fra le mie letture - cinque donne che nelle proprie opere hanno avuto il coraggio e la capacità di affrontare temi scottanti, spesso in largo anticipo sui tempi, e nei quali ciascuno di noi, a prescindere dal genere, può ritrovare qualcosa di sé.

Alcune ancora fra noi, altre già diventate parte della Storia - eccole:


1 - Mary Shelley

Nota per la sua esistenza travagliata, e in un certo senso erede delle riflessioni proto-femministe della madre Mary Wollstonecraft, Mary Shelley (1797-1851) è celebre in tutto il Mondo come l'autrice di Frankenstein, o il moderno Prometeo (1818), un'opera ormai entrata nel canone della Letturatura globale, e per molti versi ancora attuale: in tempi di clonazione, editing genetico e di altre frontiere della Biotecnologia, il romanzo di Shelley ci riporta ad interrogativi etici che continuano a ripresentarsi nel dibattito pubblico: quali dovrebbero essere i limiti dell'intervento umano sui meccanismi della Vita? Qual è il confine fra creatore e creatura?

Non solo: un'altra sua opera, meno nota, L'ultimo uomo (1826), può essere considerato un diretto antenato del moderno genere apocalittico: certo, ora più che della peste abbiamo timore dei robot e della Corea del Nord, ma i caratteri distintivi sono già gli stessi.

Niente male per una giovane donna del Diciannovesimo Secolo!


2 - Grazia Deledda

Oggi ricordata più che altro per il Nobel per la Letteratura vinto nel 1926, Grazia Deledda (1871-1936) è in realtà molto di più di una gloria nazionale da consegnare agli annali.

In opere potenti quali Elias Portolu, infatti, l'autrice non solo presenta al Mondo la sua patria, l'arida, per certi versi arcaica Sardegna, ma affronta temi quali l'amore proibito e la lacerazione fra morale convenzionale e personale, fra obbligo e desiderio, fra Cristianesimo e Paganesimo (molto accurata, in questo senso, l'ottima recensione che ne fa il blog I Ritrovati) - il tutto da un punto di vista complesso, molto distante dal moralismo che ci si potrebbe aspettare.

Una vera sorpresa da parte di una donna vissuta fra Ottocento e Novecento, e cresciuta in una terra ancora oggi percorsa secondo molti da forze primordiali.


3 - Ruth Rendell

Con Ruth Rendell (1930-2015), ritorniamo in Gran Bretagna.

Sebbene sia stata considerata da molti l'erede di Agatha Christie, Rendell in realtà ne prende decisamente le distanze: nelle sue opere, infatti, non è tanto la meticolosa opera d'indagine di un detective a catturare i lettori, quanto piuttosto la sua capacità di mostrare come il Male, anche nelle sue forme più aberranti, possa nascere e radicarsi anche nei contesti più banali, grigi, insospettabili - descritti il più delle volte con una generosa dose di humour grottesco.

Vecchie residenze londinesi, famiglie abbrutite dalla routine, stravaganti circoli sociali... ovunque può nascondersi un assassino, il più delle volte egli stesso ignaro di quanto una circostanza qualsiasi - la prospettiva di un'eredità, un'oscura tara ereditaria, bizzarre credenze religiose, o anche solo uno dei tanti piccoli scheletri nell'armadio di ciascuno - sia in grado di scatenarne il lato più oscuro (e qualcuno potrebbe averne tratto ispirazione...)

Ecco allora una lunga ostilità fra suocera e genero sfociare in una serie tragicomica di eventi (Rebus per un funerale, 1972); oppure una giovane donna sfigurata e iper-protetta dalla madre diventare un'omicida mossa da deliri pseudo-mistici (La bambola che uccide, 1984).

Un'autrice senza dubbio originale, e in grado di sottrarsi ai tanti cliché del genere giallo.


4 - Donna Tartt

Nata a Greenwood, Mississippi, nel 1963, Donna Tartt ha conquistato critici e milioni di lettori fin dal suo romanzo d'esordio, La storia segreta (noto in Italia anche come Dio di illusioni, 1992), dove quella che dalla quarta di copertina potrebbe sembrare una banale college story si rivela invece un abile intreccio di generi diversi, dal thriller al semi-autobiografico, dal noir fino al fantasy, in una storia avvincente e dal finale tutt'altro che banale.

Colpa ed espiazione, amicizia e solitudine, difficili rapporti familiari e le difficoltà del crescere, arte e filosofia - questi alcuni dei temi affrontati nella prima opera, e sviluppati ulteriormente nei due romanzi successivi, Il piccolo amico (2002) e Il cardellino (2013, Premio Pulitzer 2014), che hanno ammaliato i lettori con scenari via via più ampi, un numero di personaggi sempre maggiore e trame sempre più complesse.

Viste le date d'uscita delle sue opere precedenti, dovremo forse aspettare fino al 2025 per un suo nuovo libro... ma per quanto mi riguarda varrà la pena aspettare!


5 - Han Kang

Nel villaggio globale, tutti gli orizzonti possono espandersi - compreso quello delle nostre letture.

Grazie all'ottimo blog Penne d'Oriente di Serena Lavezzi, ho avuto modo di conoscere moltissimi autori e autrici già affermati nelle loro terre - Cina, Giappone, Corea - ma che solo ora iniziano a ricevere attenzione e riconoscimento in Occidente.

È questo ad esempio il caso della scrittrice sudcoreana Han Kang (classe 1970), impostasi all'attenzione generale con il suo romanzo La vegetariana (2007, Premio Booker 2016), che dietro una trama in apparenza surreale (la reazione spropositata di una famiglia di fronte alle scelte alimentari via via più estreme della protagonista) nasconde una profonda critica alla società coreana (e non solo), denunciando la violenza spesso insita nei rapporti familiari, sociali, lavorativi, e la forza di un conformismo in grado di condurre alla pazzia (o di considerare a priori come pazzo?) chiunque si discosti dalle convenzioni accettate.

Un'opera intensa, e portatrice di una libertà di sperimentazione linguistica resa ancora più evidente nel successivo lavoro dell'autrice, Atti Umani (2016), doloroso omaggio ad uno dei periodi più oscuri della Storia del suo Paese.


Insomma, a cavallo fra tre secoli, dall'Europa all'Estremo Oriente, ciascuna di queste cinque donne è riuscita a catturare, condurre per mano e far riflettere milioni di lettori in tutto il Pianeta.

Per questo ho deciso di sceglierle, fra tanti nomi altrettanto meritevoli, come simbolo di una Letteratura che non si lascia scoraggiare dalle barriere spesso imposte in nome di una supposta, radicale diversità e incomunicabilità fra i generi, ma che proprio contro di essa spezza catene che non hanno ragione di essere, per toccare la mente e il cuore di chi, donna o uomo che sia, è disposto a raccoglierne il messaggio.

Buon Otto Marzo, alla prossima!


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