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Facebookgate, un vero pericolo per la Democrazia o semplice moral panic e scappatoia politica?

Oggi vorrei mettere sul piatto i miei proverbiali due cent sullo scandalo che ha travolto il "libro" più letto del momento - sì, anche qui in Italia dove la lettura non è esattamente uno sport nazionale.

Ebbene sì, sto parlando di Facebook, il "caro" vecchio Faccia-Libro, e del caos seguito alle rivelazioni sull'acquisizione e sull'uso non proprio trasparenti dei dati degli utenti ad opera della società britannica Cambridge Analytica.

Un vero e proprio polverone, con tanto di crolli in Borsa:


Convocazioni da parte di Governi ed Enti di tutto il Mondo:


E persino di un invito al boicottaggio, al grido di #DeleteFacebook guidato da nientemeno che il fondatore di WhatsApp, Brian Acton:


Il tutto durante un significativo silenzio stampa del fondatore e CEO Mark Zuckerberg, rotto solo poche ore fa, e senza particolari sorprese:




Tuttavia, al netto del comprensibile choc degli utenti, e della legittima richiesta di spiegazioni da parte delle autorità preposte alla salvaguardia della nostra privacy, la mia impressione è che si sia perso di vista il vero nocciolo della questione.

In questi giorni, infatti, mi è parso che molti, a cominciare da alcuni media, si siano concentrati sull'obiettivo sbagliato.

In parole povere: la girandola impazzita di dichiarazioni apocalittiche sul lato oscuro dei social, su Facebook come pericolo per la Democrazia, ecc., diffuse e rilanciati ora dopo ora attraverso la Rete, non è stata forse fuorviante?

In fondo, se si legge attentamente ciò che è successo, si capisce subito come Cambridge Analytica, lungi dal fare il lavaggio del cervello a ignari utenti, si sia limitata a individuare, e quindi prendere di mira, persone già in gran parte tendenti ad una certa posizione politica, ed eventualmente il loro gruppo di amici (a sua volta, per forza di cose, spesso incline alle stesse opinioni).

Un'azione illecita, senza dubbio, per la quale la società londinese dovrà rispondere nelle sedi opportune; e un grave danno d'immagine per Facebook, la cui noncuranza ha reso possibile l'uso improprio dei dati.

Ma davvero ciò è stato sufficiente per ribaltare le sorti di Stati Uniti, Gran Bretagna, eccetera?

In assenza di ricerche davvero accurate sul reale impatto di queste campagne sull'opinione pubblica (parametro che di per sé è per forza di cose difficile da quantificare con precisione, ma quasi di sicuro ben più basso di quanto si ritiene comunemente), viene da pensare che il loro effetto abbia avuto successo nella misura in cui il "terreno" era già predisposto a dar loro credito.

Per intenderci: se la mia posizione politica era di un certo segno, è probabile che io abbia frequentato persone, scelto gruppi e letto ads ad esse conformi.

Non è stato l'annuncio o la notizia falsa popolare a farmi cambiare idea; piuttosto, è molto più probabile che sia stato il mio orientamento politico a indurmi ad apprezzare questi contenuti e a renderli più popolari.

In pratica, la fake news ha fatto presa su chi già non vedeva l'ora di utilizzarla a supporto delle proprie convinzioni.

L'impressione, sgradevole ma difficile da evitare, che mi sono fatto sull'intera faccenda può essere sintetizzata in questo mio (poco diplomatico) tweet:


Una sintesi forse un po' semplicistica, ma che sembra aver riscosso un certo consenso; forse perché evidenzia un lato del problema che molti sembrano tenere da parte: la nostra vita offline.

Ora, Facebook è uno dei social network più utilizzati dagli Italiani, che spesso e volentieri trascorrono pause pranzo o serate allo schermo del PC o dello smartphone: ma davvero possiamo ignorare tutto ciò con cui hanno a che fare nel resto della giornata?

Ricerche di lavoro spesso infruttuose, costi della vita elevati, tecnologie d'avanguardia che rivoluzionano interi settori professionali, tensioni diplomatiche sullo sfondo...

...Tutte questioni che hanno molto più impatto sulla nostra vita di tutti i giorni; sicuramente più di qualche banner pubblicitario visto di sfuggita.

Ignorare il peso di ciò che avviene offline non solo è ingenuo, ma anche pericoloso.

Infatti, se coloro che si sono visti sconfitti nelle recenti tornate elettorali pensano di poter risolvere i propri guai e sconfiggere i propri avversari mettendo il cappio al collo di Facebook e di altre piattaforme, rischiano di trascurare, ancora una volta, proprio il campo dove davvero si gioca la partita: le nostre strade, i nostri quartieri, le scuole, le aziende in difficoltà...

È lì che le persone sperimentano i propri disagi, e dove possono apprezzare (o aspettare invano) l'intervento della Politica.

Poi certo, magari ci scriveranno su dieci post indignati da condividere su Facebook, ma quello è soltanto un effetto, un sintomo del problema iniziale.

Sul serio: non vorrei che questo Facebookgate si trasformasse nel nuovo episodio del moral panic esploso a fine 2016, all'indomani della vittoria elettorale di Donald Trump.

Una moda, un tema di cui sproloquiare peggio che su questo blog (!), per poi lasciare che le vere questioni sul tavolo restino lì, senza soluzione.

In questo caso, almeno a mio modesto avviso, il vero problema è la facilità con cui parti terze sono in grado di usarci, a nostra insaputa, come cavie da laboratorio - anche, diciamolo, con la nostra stessa complicità (attenzione a quello che condividiamo online!): e su questo Mark Zuckerberg e il suo staff dovranno lavorare parecchio, se vogliono evitare una probabile stretta da parte di Governi, Autorità per la Privacy, eccetera.

Ma trasformare questo fatto, per quanto grave, in una brutta copia di 1984, o peggio ancora in una comoda scappatoia per forze politiche intolleranti all'autocritica, è eccessivo, disonesto.

Come dice un proverbio inglese, two wrongs don't make a right, due sbagli non fanno una cosa dritta!

E voi, intanto, come state vivendo questo momento? Vi sentite a rischio, preoccupati, indifferenti?

Già che ci siete, potete rispondere a questo rapido sondaggio condotto su Twitter da IlSole24Ore




I risultati, a quanto vedo, fanno pensare che al di là delle ansie trasmesse da alcuni media ed esponenti politici, per il funerale di Facebook possiamo ancora aspettare...

Sempre che l'idea scherzosa di Luca Rallo non prenda piede, s'intende!




Quindi, chissà, forse tutto potrebbe risolversi in una bolla di sapone - o forse siamo solo incoscienti.

In attesa di ulteriori sviluppi, l'unica cosa che possiamo fare è ricordare che i nostri dati hanno un valore enorme, e che c'è molta gente, là fuori, pronta a ottenerli... senza nemmeno voler pagare il prezzo di una comunicazione trasparente.

Niente allarmismi, insomma - ma postiamo sempre con la testa!

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