#GiovaniDiOggi - #Elezioni2018: perché votare?

Elezioni 2018, ecco perché i giovani non dovrebbero astenersi

Nuovo venerdì, nuovo post sui #GiovaniDiOggi.

Come forse già vi aspettavate, questa volta si tratta di un post particolare, dal momento che, fra poche, ore, saremo chiamati alle urne per eleggere i membri del nuovo Parlamento.

Un appuntamento importante, a cui siamo arrivati dopo mesi di campagna elettorale senza esclusione di colpi, ma con dei quasi-assenti d'eccezione - i Millennials.

Proprio così: ancora una volta, molti degli elettori più giovani potrebbero disertare in massa le cabine elettorali. 

Non che la disaffezione dei giovani per la Politica sia una novità, ma ora il fenomeno si ripresenta con cifre spaventose - ad esempio, il 50% dei diciottenni non sembra intenzionato a recarsi ai seggi per la prima volta.

E se guardiamo a chi è poco più grande, la situazione non è molto più rosea; infatti, ben il 42% degli under 25 sta considerando seriamente l'astensione.

Numeri che pesano come macigni, e che molti spiegano con lo scarso spazio concesso ai giovani e ai loro problemi nei programmi dei diversi partiti in lizza.

Una negligenza che esiste, senza dubbio: eppure, a costo di passare da pignolo, mi chiedo quale sia la causa e quale l'effetto, in questo caso.

Mi spiego meglio: i ragazzi trascurano la Politica perché se ne sentono abbandonati, oppure è la Politica ad aver trascurato i Millennials perché già li vede poco propensi al voto?

Può sembrare un semplice gioco di parole, ma penso si tratti di un punto su cui indagare.

Prima di tutto, spezzo una lancia a favore degli astensionisti.

In effetti, dati alla mano, non è difficile rendersi conto che noi giovani partiamo già svantaggiati rispetto ad altre generazioni - la demografia non perdona: mentre i votanti under 35 costituiscono soltanto il 19% del corpo elettorale, gli over 65 ne rappresentano ben il 23%.

Non solo, anche la Legge non ci viene molto incontro: fino ai 25 anni, infatti, il diritto di voto è riferito ai membri della sola Camera dei Deputati, il che contribuisce a diminuire il nostro "peso" nell'elettorato.

Limiti oggettivi, che possono scoraggiarci e indurci a pensare che in ogni caso ai politici convenga di più cercare il voto senior, trascurandoci.

Il che si traduce in alti livelli di astensione giovanile: un risultato che spinge i partiti a concentrarsi ancora di più sugli elettori "sicuri", riservando nei propri programmi molto più spazio a temi quali le pensioni, e molto meno ad argomenti più sentiti dai ragazzi.

Un vero e proprio circolo vizioso, insomma, che ormai si protrae da anni: e così il divario fra giovani e anziani, presente ma in fondo non così ampio, si rivela di fatto determinante.

Ma a chi tocca rompere questo ciclo perverso?

Be', se partiamo dall'assunto che per vincere le elezioni è necessario affrontare le esigenze dei propri sostenitori, la risposta mi sembra abbastanza chiara: sta a noi elettori Millennial cambiare le cose.

Solo accorgendosi della nostra esistenza, infatti, le forze politiche in campo inizieranno a occuparsi più a fondo delle nostre richieste, offrendo proposte più costruttive.

Ma in che modo possiamo cominciare a farci sentire?

Ad esempio partendo dalla nostra vita quotidiana: informandoci meglio sulle vicende del momento, commentandole con familiari e amici, anche attraverso i social media (che, come sappiamo, sono molto amati da diversi esponenti politici di rilievo); partecipando di persona, quando possibile, a comizi e altre manifestazioni nel corso delle campagne elettorali... 

...ma, soprattutto, recandosi alle urne il giorno del voto.

Non sappiamo bene per chi votare?

Non importa: possiamo scegliere chi ci ispira meno antipatia, aiutare un piccolo partito che sentiamo affine ma che ha scarse chance di vittoria, o anche semplicemente annullare la scheda scarabocchiandoci sopra.

L'importante, però, è presentarsi ai seggi, farsi vedere - e far sì che tutti ci vedano.

Così, il giorno dopo, risultati alla mano, forse qualcuno capirà che qualcosa è cambiato.

Chiunque abbia vinto, saprà su chi puntare per sperare nella rielezione.

E chiunque abbia perso, saprà su chi puntare per sperare nella rivincita.

Se poi, come molti sondaggi sembrano prevedere, nessuno uscirà vincitore dall'imminente consultazione e sarà presto necessario un altro voto, tanto meglio - vorrà dire che già per il prossimo anno potremmo vedere qualche proposta interessante anche per noi giovani.

In fondo, salvo casi particolari (per i quali però esistono soluzioni), andare a votare non richiede sforzi straordinari: bastano un po' di tempo, carta d'identità e tessera - che cosa ci costa?

Certo, non è detto che la situazione migliori così, dall'oggi al domani, e sì, forse non siamo la parte più cospicua dell'elettorato; ma se partiamo già sconfitti o indifferenti in partenza, non ha senso che poi ci si lamenti della scarsa considerazione in cui siamo tenuti.

Fra poche ore, potremmo davvero fare la nostra parte per un cambiamento, anche piccolo, anche iniziale... ma pur un cambiamento. 

Domenica 4 marzo, possiamo scegliere di fare molte cose - anche di dedicare una mezz'ora alla lotta per un futuro migliore: non lasciamoci scappare questa occasione!


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