I Blogger del Futuro - Creatori o Esecutori?

Strumenti online per blogger, pro e contro

Qualche giorno fa, non ricordo nemmeno più perché, sono incappato in Ubersuggest, lo strumento di keyword research messo a disposizione sul sito web dell'esperto di Marketing Neil Patel.

Anche a chi come me non l'ha mai utilizzato, il suo funzionamento appare subito piuttosto chiaro: basta immettere la parola chiave o la frase di nostro interesse (anche in Italiano) nell'apposito motore di ricerca, premere invio... et voilà - ecco una serie di keyword più o meno collegate, ciascuna con il suo volume di ricerca e il livello di competizione per posizionarsi fra gli altri siti di settore.

Tutto molto comodo, non c'è che dire: in questo modo è facile capire subito se ottenere un buon piazzamento su Google per una certa richiesta sia fattibile o meno, e se esistano opzioni meno note ma promettenti.

Niente male davvero, ho pensato subito.

Il giorno seguente, quasi per scherzo, ho provato anche il generatore di idee di HubSpot, dal meccanismo ancora più elementare: basta digitare tre parole-chiave (ma solo in Inglese, purtroppo), e l'algoritmo restituisce cinque possibili post da scrivere per la settimana - del genere 7 Modi Per... o 9 Errori Comuni Nel...

Notevole, senza dubbio - e anche in questo caso la tentazione di usarlo è stata tanta.

Poi, però, mi sono ritrovato a ripensare alle decine di tool online di cui ho letto ogni giorno negli ultimi tre anni o giù di lì - suggeritori di idee, indici di leggibilità, correttori, editor virtuali...

Preso singolarmente, ciascuno di essi sembra fantastico, utilissimo, forse persino indispensabile per ottenere il massimo risultato.

Ma usati tutti insieme, o quasi, per ogni singolo post?

Proviamo a immaginarlo.

Più che un lavoro di scrittura, il blogging potrebbe ridursi ad una catena di montaggio, sofisticata quanto si vuole, certo, ma pur sempre ad un processo quasi meccanico - e da un passaggio all'altro, la nostra impronta personale rischia di non distinguersi neanche più.

Insomma, detto fuori dai denti: noi blogger, o produttori di contenuti, dal consulente delle aziende più importanti del Mondo al "semplice" internauta che ama scrivere dei libri che legge o delle ricette che ama, che fine faremmo?

Da creatori saremmo declassati al rango di semplici esecutori, o poco più.

Non solo: se tutti usassimo gli stessi strumenti, magari operando negli stessi settori, i nostri post non finirebbero con l'essere tutti uguali fra di loro?

Duecento articoli intitolati 10 Trucchi Sorprendenti per Fare più Follower su Instagram, composti allo stesso modo, contenenti le stesse keyword, e con il medesimo tono di voce...

...Brrr!

Tristissimo, e soprattutto inquietante - in pratica, un universo di replicanti, o quasi.

Per tanto così, forse alle aziende farebbe più comodo lasciare a casa i propri web writer e assumere direttamente quei robo-scrittori che già da tempo si cimentano con successo con lanci d'agenzia o comunicati stampa!

A quel punto, però, mi chiedo chi leggerebbe ancora blog e webzine - intasata da bot (o da blogger ridotti a bot umani) la Rete diventerebbe davvero noiosa, non vi pare?

Ecco perché, nonostante le loro indubbie potenzialità, coltivo da sempre una certa diffidenza verso strumenti "troppo belli per essere veri", e cerco di darmi regole precise per il loro utilizzo:
  • Ricorro ai tool online solo in caso di assoluta necessità, ad esempio se ho un grosso carico di lavoro o sono proprio a corto di idee; e anche nei suddetti frangenti, cerco di limitarmi al minimo indispensabile; 
  • Uso regolarmente solo quei tool che mi permettono di fare in modo automatico operazioni di base come la condivisione sui social di contenuti evergreen;
  • Accetto i suggerimenti, ma non permetto a nessuno di "snaturare" il mio stile personale.
Possono sembrare delle considerazioni banali, ma se non altro mi consentono di conservare un minimo di originalità, se non negli argomenti (per forza di cose non illimitati), almeno nel modo in cui li affronto.

In fondo, non sono proprio il mio tono particolare, la mia esperienza personale, a distinguermi dai milioni di altri blogger in circolazione?

E non sono proprio il loro tono, le loro esperienze personali, a rendere tutti gli altri blogger del Mondo diversi da me?

Sono convinto che siano proprio le nostre caratteristiche individuali ad attrarre (si spera!) un certo pubblico, e a convincerlo a tornare a leggere ciò che scriviamo, articolo dopo articolo, settimana dopo settimana.

Persino nel modo in cui un blogger affronta le difficoltà, i periodi "di stanca", può esserci qualcosa di unico, di personale.

Perché certo, i dati e gli strumenti basati su di essi possono offrirci spunti importanti per produrre contenuti che vengano incontro alle esigenze dei potenziali lettori o clienti; non mi sogno certo di negarlo.

Ma se per raggiungere questo scopo devo di fatto sottomettermi ad un modello unico stabilito a priori, o peggio ancora adattarmi allo stile di altri, forse è il caso che lasci perdere il blogging e che mi dedichi a qualcos'altro. 

Tanto, per far girare qualche programma, uno vale l'altro, no?

Siamo onesti: ci sono dimensioni che i trend e i database da soli non possono cogliere.

Ad esempio, chi mi dice che inseguire a tutti i costi un certo numero di keyword, sulla carta così importanti, non mi induca a risultare ripetitivo o noioso per i miei lettori?

Anche questo è un fattore da considerare, giusto?

Insomma, viva gli strumenti più moderni, se ci aiutano a fare meglio.

L'importante è che, fra tutti quegli algoritmi, qualcosa di nostro rimanga - e soprattutto che si veda.

E voi, invece, che rapporto avete con i vari Ubersuggest, HubSpot, Hemingway, eccetera? Li tollerate, li amate, li evitate? Parliamone nei commenti!


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