#LibriPerOggi per #GiovaniDiOggi - "Generazione Hikikomori" di Anna Maria Caresta

Hikikomori, chi sono? Fra Giappone e Italia

Nuovo weekend alle porte, nuovo appuntamento con i #GiovaniDiOggi...

...E con un libro interessante che mi è capitato fra le mani nei giorni scorsi: Generazione Hikikomori - Isolarsi dal mondo, fra web e manga. scritto da Anna Maria Caresta - giornalista con all'attivo diversi anni fra testate quali "Il Messaggero", "La Repubblica" e "Paese Sera", prima di approdare alla televisione.

Partendo dall'atmosfera suggestiva del santuario di Koyasan, a sud di Osaka, l'autrice ci accompagna, pagina dopo pagina, alla scoperta della sofferenza segreta che da decenni tiene prigioniero circa un milione di famiglie giapponesi: il fenomeno degli hikikomori (dai vocaboli hiki, "ritirarsi", e komori, "essere rinchiuso), ovvero dei ritirati sociali - giovani (e meno giovani) che ad un certo punto della propria esistenza decidono semplicemente di chiudere quasi ogni contatto con il mondo esterno.

Rinchiusi nelle proprie camere, con la sola compagnia dei fumetti (i famosi manga) o della Rete (quando non considerata a sua volta un pericolo), e con la connivenza più o meno esplicita di famiglie disorientate e profondamente ferite, gli hikikomori trascorrono le proprie giornate in solitudine, senza più la forza anche solo di immaginare una vita differente.

Un vicolo cieco esistenziale, dal quale uscire sembra impossibile.

Ma da dove arriva questo disagio così profondo, cosa spinge persone giovani e spesso molto dotate a rinunciare così presto alla vita?

Attraverso l'incontro con psicoterapeuti, esperti, genitori coraggiosi, oltre che con alcuni degli stessi giovani reclusi, Caresta individua la causa di tanto malessere nella combinazione tossica di due fattori.

Da un lato, la crisi economica globale, che privando milioni di giovani della prospettiva di una carriera solida e sicura ne ha reso molto più incerto il futuro; dall'altro, alcuni aspetti propri della cultura giapponese e orientale in genere, quali ad esempio culto dell'efficienza e l'aspirazione a essere individui produttivi e perfettamente integrati nella società - ideali che se da una parte hanno contribuito al successo economico del Paese del Sol Levante, dall'altra hanno avuto un costo molto pesante sulle tante persone che per i più vari motivi non hanno potuto o voluto conformarvisi.

Proprio in questo modo è nato (e si amplia ancora oggi) un esercito silenzioso di emarginati, afflitti sia da un senso di inadeguatezza personale, sia dallo stigma associato alla loro condizione - pregiudizio rafforzato negli anni  da alcuni casi di cronaca nera, particolarmente aberranti, menzionati dall'autrice.

Una frattura dolorosa, tanto più che proprio quelle aspettative sociali che hanno indotto gli hikikomori a ritirarsi dal mondo sono le stesse che spesso impediscono a molti di loro (e alle loro famiglie) di cercare e chiedere il sostegno di cui avrebbero bisogno.

Un aiuto che oggi, in Giappone, si concretizza nella sinergia fra Istituzioni pubbliche, Enti di ricerca e associazioni guidate da genitori e attivisti determinati a cambiare le cose.

Accompagnando Caresta nel suo viaggio, scopriamo così una vasta rete di centri diurni, scuole specializzate, siti web e riviste specializzate nati con la missione di offrire comprensione e supporto ai giovani reclusi e ai loro familiari.

Tuttavia, sebbene il fenomeno hikikomori abbia trovato terreno particolarmente fertile in Giappone e in altri Paesi dell'Asia, anche nel resto del Mondo non è affatto sconosciuto, anzi.

A circa metà della sua indagine, infatti, l'autrice ci riporta in Italia, dove, seppur in misura minore, i ritirati sociali iniziano a destare qualche preoccupazione, tanto che anche nel nostro Paese già da anni operano realtà dedicate al recupero di giovani reclusi.

Anche nel nostro caso, la recessione incide non poco sul fenomeno (tanto da confondersi in parte con gli esiti più drammatici della questione NEET), ma al posto delle pressioni sociali troviamo più spesso problemi quali dipendenza da Internet, ludopatia, ecc.

Una battaglia dura, in Giappone come in Italia, ma che lascia posto anche per la speranza, come ci dimostrano le interviste a hikikomori in via di recupero: giovani che, dopo un lungo percorso nell'oscurità, hanno avuto la forza di sfruttare le occasioni offerte loro, per immaginare e poi costruirsi un futuro migliore, alla luce del sole.


La mia opinione: ho trovato questo breve volume (117 pagine) molto scorrevole, dal linguaggio diretto ma non banale, e utile non solo per conoscere più da vicino il Paese del Sol Levante (anche nei suoi aspetti meno gradevoli e meno pubblicizzati), ma anche per riflettere su come il culto dell'eccellenza, specie se accettato senza compromessi e senza rispetto per la complessità che ci circonda, possa trasformarsi in una pericolosissima arma a doppio taglio.

Voto: 8/10

Alla prossima! 

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