Blog Multiautore, Procedere con Cautela

Blog Multiautore, Usare con Cautela

Ora come ora, mantenere in vita una pubblicazione online o una presenza digitale degna di questo nome può essere una faticaccia.

Un problema fra tutti?

Produrre contenuti di qualità a ritmo costante, cercando di farsi strada in mezzo alle centinaia di migliaia di informazioni che passano ogni minuto per la Rete:



Un'impresa mica da ridere, come vedete.

Tuttavia, come si dice, l'unione fa la forza.

Così, d'istinto, il desiderio di trovare qualcuno che possa aiutarci a tenere il passo, scrivendo per noi, non sembra poi così strano - e in effetti, introdurre uno o più punti di vista può davvero rilanciare un blog.

Nessuno stupore, quindi, che per molti autori digitali l'ida di organizzare blog multiautore sia spesso contemplata, soprattutto nella forma di piccola webzine.

Niente di male, insomma...

...se non fosse che molte di queste testate finiscono per il trasformarsi in piccoli centri di sfruttamento virtuale, in cui una qualsiasi forma di retribuzione è un miraggio, e i raggiri belli e buoni tutt'altro che rari.

Forse, però, la palma per l'esperienza peggiore come blogger va ad un progetto a cui mi fu chiesto di collaborare anni fa.

All'inizio, i responsabili e co-autori della pubblicazione (per inciso, l'iniziativa di contattarmi parte tutta da loro) mi assicurano "massima autonomia" nel trattare i temi proposti (ok, magari meglio non inneggiare alla pulizia etnica o scrivere fanfiction slash hardcore, ma... ci siamo capiti).

E per un po' così è stato, devo dire.

Presto, però, ho iniziato a notare dei segnali inquietanti all'interno del gruppo - fino al grottesco scambio di e-mail con S. (uno degli autori "anziani") che riporto (a senso) a qui.


Ciao Andrea,

ho appena letto il tuo post sull'argomento XY: ma davvero sei convinto di quello che hai scritto?


Eh?

Strana domanda, mi dico; comunque, rispondo subito:


Ciao S.,

sì, in base alla mia esperienza personale ne sono convinto.


In fondo, non ho la "massima autonomia" di scrivere ciò che penso in merito a quel dato tema?

Finita lì, penso; e tuttavia...


Be', Andrea, 

però non hai considerato che [segue un bla bla bla non privo di qualche merito, ma espresso non senza una certa supponenza]: non credi?


A dire il vero, questa critica non la capisco molto, in quel momento ho un sacco di cose da fare, e ad essere onesti inizio a irritarmi un po': ma in fondo pare proprio che S. abbia speso davvero del tempo per argomentare decentemente la sua opinione, cerco di essere comprensivo:


Ma sì, S.,

potrei anche concordare in parte con il tuo ragionamento.


Che sia chiusa qui, mi dico.

E invece...


Bene Andrea,

allora, visto che siamo d'accordo, ti chiedo la cortesia di modificare la conclusione del tuo pezzo.


Fermi un attimo - "siamo d'accordo"?

E questo, da dove l'avrebbe capito?

"Modificare la conclusione"?

Ma... ma stiamo scherzando?

Ma sentiamo un po', chi cavolo crede di essere, questo?

Per un attimo, la tentazione di scrivere una rispostaccia altamente infiammabile c'è, non lo nego; poi però, per quieto vivere (ma anche e soprattutto nell'illusione che restare a bordo possa farmi guadagnare qualcosa), decido di desistere.

Come un automa, aggiungo al mio post un finale un po' più conciliante e mi lascio l'incidente alle spalle... per quella volta.

Più tardi, comunque, a mente fredda, mi faccio qualche domanda.

Che senso ha chiedere a qualcuno di scrivere per te, assicurandogli piena libertà d'azione, e bla bla bla, se poi non riesci nemmeno a tollerare che io la pensi diversamente (fra l'altro su nulla che sia questione di vita o di morte)?

Purtroppo certe persone sembrano incapaci di decidere fra la possibilità di delegare il lavoro a costo zero e la propria mania di controllo, a quanto pare.

Tutto questa predica, in soldoni, per far passare due messaggi che ritengo importanti.

Se state pensando di gestire un blog multiautore, sappiate che per vedere ridotto il vostro carico di lavoro dovrete per forza di cose fidarvi del vostro staff, lasciargli un minimo di libertà - altrimenti, tanto vale che continuiate a fare tutto da voi.

Se invece siete blogger in procinto di entrare a far parte di un team, state attenti ai segnali premonitori: se nel gruppo notate anche solo un "ducetto", scappate a gambe levate - o almeno assicuratevi che il gioco valga davvero la candela.

Perché collaborare può essere utile dal punto di vista professionale e arricchente da quello personale, ma, a volte basta poco per incrinare un rapporto.

E credetemi, rompere una collaborazione non solo è spesso spiacevole, ma anche molto poco vantaggioso dal punto di vista del Personal Branding - nell'era dei social media, un solo collaboratore in cerca di vendetta può mandare a rotoli anche il progetto più solido (musica minacciosa in sottofondo, LOL).

Come recita un vecchio adagio, patti chiari, amicizia lunga.

E voi avete mai collaborato a un blog multi-autore? Com'è andata? Alla prossima!


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