#GiovaniDiOggi - Il Paese degli Italianeet?

NEET in Italia: a che punto siamo?

Italia, terra dei NEET.

A riconfermare il nostro poco desiderabile primato, gli ultimi dati Eurostat: nel 2017, infatti, ben il 25,7% dei giovani italiani fra i 18 e i 24 anni non risultava impegnato né in un percorso di istruzione o formazione, né in attività lavorative.

Un dato che, sebbene sia leggermente inferiore al 26% del 2016, non solo continua a preoccuparci, ma ci mette a (impietoso) confronto con gli altri Paesi membri dell'Unione Europea: basti pensare che persino la disastrata economia della Grecia è riuscita a produrre un risultato migliore (21,4%).

Sulle pagine di questo blog, ma non solo, abbiamo discusso spesso della questione NEET, delle sue cause, delle possibili soluzioni (comprese quelle meno ortodosse), ma anche (soprattutto?) di come i giovani stessi vivono questa pesante ipoteca sul proprio futuro.

C'è chi si sente tradito nei propri sforzi, e non sa bene quale direzione prendere: vorrebbe sinceramente continuare a tentare, a cercare, a studiare, ma sente di star combattendo una battaglia contro i mulini a vento, di perdere un po' di energia e di ottimismo ad ogni tentativo fallito.

C'è chi deve affrontare l'interessamento non sempre genuino o benevolo di familiari o conoscenti, in un mondo troppo spesso incline a razionalizzare il proprio successo (e l'insuccesso altrui) attraverso il semplice mito della "meritocrazia".

C'è chi prova a far sue le regole della Web Economy, ma resta scottato dalla disonestà altrui, scontrandosi contro le leggi non scritte ma accettate di un mercato meno "libero" e "aperto" di quanto ami presentarsi.

C'è chi smette di lottare, perché non vede alternativa - sangue innocente che spesso nei talk.show televisivi o nei comizi si riduce a fango da gettare in faccia all'avversario politico di turno.

C'è chi ha ancora la forza di combattere, e cerca di crearsi un futuro migliore, con un ottimismo che non nasce dall'ignoranza dei problemi da affrontare, bensì dalla speranza di poterli risolvere.

Tutte tessere di un'unico puzzle - un vero e proprio rompicapo per chiunque abbia finora tentato di ricomporlo.

Ma, soprattutto, milioni di persone, di storie, di domande che meritano una risposta.

La riceveranno, al netto degli stereotipi, delle incomprensioni inter-generazionali, dei luoghi comuni da campagna elettorale?

Pochi mesi fa, moltissimi fra i nostri giovani connazionali hanno partecipato con entusiasmo alle ultime Elezioni - esponendosi a critiche anche feroci per le proprie scelte politiche.

Riceveranno il supporto che chiedono?

Speriamo: nel frattempo, possiamo ripartire da quello che c'è - ad esempio il crescente interesse verso le discipline STEM, come la programmazione, o l'ormai famigerata Alternanza scuola-lavoro, che pur con tutte le sue pecche (da riconoscere, e non da censurare), nei Paesi di area tedesca sembra funzionare bene, come indicano i dati (8,6% di NEET in Germania, solo l'8,1% in Austria).

Insomma, valorizzare quello che già va bene, recuperare ciò che c'è di buono in altri progetti, eliminare quelli palesemente inutili...

...e soprattutto dare voce alle idee dei ragazzi stessi, che per primi subiranno, nel bene e nel male, ogni nuovo tentativo di aiutarli.

Questa, in pochi punti, la strada che dovremmo seguire tutti insieme, senza preclusioni verso nessuna idea, salvo quelle nocive alla dignità del lavoro e di chi lo compie.

Perché ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il tempo degli slogan è finito: se non si interviene ora, un'intera generazione (e non solo) andrà perduta.

Qualcuno troverà lidi più accoglienti all'estero; altri non potranno mai realizzare i propri sogni o formarsi una famiglia, nel caso lo desiderassero (e quanto si parla, oggi, di culle vuote?)

Altri ancora si arrenderanno e basta, in modi più o meno tragici.

La sfida continua.

Che dite, ce la faremo? Alla prossima!


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