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Chi ha il diritto di parlare di Politica? Il caso Rolling Stone contro Salvini

La settimana scorsa, abbiamo parlato del difficile rapporto fra Cultura e Politica, soprattutto al giorno d'oggi.

E proprio oggi, Rolling Stone riaccende la discussione con la sua ferma presa di posizione contro le politiche sull'immigrazione del nuovo Governo (e in particolare del Ministro dell'Interno Matteo Salvini), sottoscritta da numerose personalità del mondo della Musica, dello Spettacolo e dei Media in genere, e rilanciata sui social al grido di #chitaceècomplice.

Com'era prevedibile, le reazioni non si sono fatte attendere - non solo da parte degli elettori a favore del Governo, ma anche da chi, pur condividendo il messaggio dei firmatari, non è convinto delle modalità con cui è stato trasmesso.

In particolare, al netto delle differenze ideologiche, del sospetto di un publicity stunt per batter cassa, e dell'imbarazzante gaffe su Enrico Mentana (inserito nella lista dei sottoscrittori, si è subito dissociato, seguito a ruota da Alessandro Robecchi), una critica, su tutte, ha trovato d'accordo buona parte degli utenti:

Chi fa Spettacolo dovrebbe pensare al suo lavoro, non impicciarsi di Politica

Una posizione tutt'altro che nuova, alla quale si può ribattere (e si è in effetti ribattuto) facilmente ricordando che:
  • La libertà di parola non dipende dalla professione
  • Ciò che avviene in un Paese tocca tutti i suoi cittadini
  • Così come nessuno contesta a operai, insegnanti, impiegati, panettieri, casalinghe, ecc. il diritto dire la loro sulla Politica e su altri temi, non si capisce perché lo si dovrebbe fare con cantanti, giornalisti o scrittori
Non solo - per chiudere la questione, si potrebbe far presente come in genere questa obiezione venga tirata fuori solo quando l'opinione della celebrità in questione risulta sgradita (restando fra i fatti di cronaca di questi giorni, basta vedere la reazione spropositata della galassia #novax alla foto postata su Facebook dal pallavolista Ivan Zaytsev, "reo" di aver sottoposto la figlia a regolare vaccinazione).

E quindi, di che stiamo parlando, verrebbe da dire - ognuno ha diritto ad esprimersi liberamente, famoso o meno.

Detto così sembra così semplice, vero?

E tuttavia, il rifiuto istintivo verso le parole dei "famosi" resta un argomento potente, che in fin dei conti, come abbiamo ricordato proprio la scorsa settimana, va a toccare un punto nevralgico - la sfiducia di molte persone nelle élite, vere o presunte che siano.

Un cantante o un conduttore televisivo, in fondo, vive in un contesto socio-economico molto diverso da quello del cittadino/utente medio - difficilmente sa che cosa significhi temere di non arrivare a fine mese, né si ritrova gomito a gomito con persone provenienti da Paesi diversi, con usanze diverse.

Con che diritto, si pensa, questi VIP possono venirci a fare la morale?

Ed ecco allora il cortocircuito - l'idea viene contestata e/o delegittimata non tanto di per sé stessa, quanto per l'inadeguatezza (vera o presunta) di chi se ne fa portavoce.

Un problema non da poco, che non penso sia né giusto, né possibile ignorare.

Che fare, quindi?

Come già accennato nel post precedente, penso che i valori e le prese di posizione promosse da Rolling Stone avrebbero più chance di suscitare reazioni positive se, oltre a ottenere le firme di personaggi noti e privilegiati, il team editoriale potesse raccogliere le opinioni di persone "comuni", prive di particolare influenza o ricchezza; persone come noi, in pratica, nelle quali l'utente medio possa identificarsi.

Non solo: al di là delle pur nobili petizioni di principio, sarebbe interessante far sapere come si pensa di raggiungere questi obiettivi - con quali politiche, risorse, eccetera.

Altrimenti, come già abbiamo detto, il rischio è che, agli occhi di moltissime persone, l'intervento della testata si riduca ad una sterile esibizione di "buonismo" in salsa radical chic - proprio l'ultima cosa che ci occorre per dare inizio ad un dibattito costruttivo su temi tanto importanti.

Questa, in sintesi, la mia posizione: e la vostra? A presto!


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