GooglePlus - analisi di un fallimento spettacolare


Sono già passati diversi giorni dall'improvviso annuncio della chiusura di Google Plus...

...e nel frattempo il Mondo sembra essere andato avanti benissimo.

Non potrebbe esserci prova più lampante di quanto poco la creatura di Big G abbia lasciato il segno nella social sfera.

E se consideriamo che stiamo parlando di Google, viene spontaneo chiedersi: perché?

I mezzi c'erano, il marketing pure, il design dell'interfaccia non era niente male... che cos'è che è andato storto?

Perché Google Plus ha fallito?

Be', dalla mia posizione di utente, provo a fare qualche supposizione:


1 - Una nascita tardiva

Ebbene sì: solo nel 2011, ormai consapevole del grande valore dei social network - e soprattutto dei milioni di dati condivisi attraverso di essi - Google si è deciso ad entrare nella socialsfera, presentando alla Rete il suo G+.

Ma nel 2011, i principali top player erano già lì: Facebook stava già ossessionando mezzo Pianeta, Twitter, forte anche dell'eco delle Primavere Arabe, si stava affermando come mezzo di informazione in real time, LinkedIn si stava facendo strada fra i professionisti, Pinterest e Instagram erano lì lì per spegnere la loro prima candelina...

...insomma, la competizione era già numerosa e agguerrita.

Possibile che a Mountain View non ci potesse dare una mossa almeno un paio d'anni prima?


2 - Niente focus, niente originalità

Altro errore, ancora più grave del primo: nonostante il mercato già piuttosto saturo, Google ha pensato bene di proporre G+ come una piattaforma catch-all, dove tutti potessero trovare qualcosa da fare...

...peccato da Facebook fosse già lì, pronto a sbarrargli la strada!

Niente di cui stupirsi, soprattutto di fronte alla scarsa originalità del nuovo arrivato: perché mai gli ormai numerosi utenti di FB avrebbero dovuto lasciare una piattaforma già parte integrante delle loro vite, per ricominciare da zero su un suo clone poco innovativo?

E dire che di nicchie da esplorare, malgrado tutto, ancora se ne potevano trovare: si sarebbe potuto puntare sui contenuti visuali - Pinterest e Instagram erano così giovani e più poveri, allora... non avrebbero resistito ad un attacco ben mirato da parte di Big G.

Oppure, con Snapchat ancora in gestazione, ci si sarebbe potuti concentrare sul pubblico più giovane, su un format breve ed effimero...


3 - Disperazione... e poi apatia

Non essendo addentro alle trame segrete di Mountain View, è difficile stabilire quando i grandi capi abbiano iniziato a rendersi conto del disastro in progress... ma non penso ci abbiano messo moltissimo.

E una volta realizzata l'amara verità, non è strano che una certa ansia si sia fatta sentire: e la scottante testimonianza di un ex designer di Google, secondo il quale ad un certo punto il piazzare G+ un po' ovunque era ormai un'ossessione, sembra confermarlo.

Ma nemmeno queste misure disperate hanno sortito alcun effetto: ed è in quel momento che, probabilmente, Google ha più o meno tirato i remi in barca...

...con conseguenze disastrose: non solo, infatti, Google Plus è stato lasciato in balia di bug pericolosi e di hacker disposti a sfruttarli, ma molte community sono presto degenerate in vere e proprie fucine di account fake di ogni genere, con tutto il contorno di cyberbullismo e di faide fra blogger che ultimamente si sono fatte sentire per la blogosfera italiana.


In pratica, Google Plus è morto molto, molto tempo prima del mesto annuncio ufficiale.

Queste, dunque, le principali ragioni del fallimento di un progetto con tutte le carte in regola per riuscire, almeno secondo me.

Una triste vicenda... ma anche un ammonimento: di fronte a trend di successo, farsi prendere dall'ansia per cercare di saltare sul carro dei vincitori è inutile, senza un minimo di pianificazione e una strategia mirata a colmare una lacuna nel mercato di riferimento.

Detto questo, sembra che in molti sperino ancora in un'amnistia per la sfortunata piattaforma, o in un nuovo social... ma quale sarà la prossima mossa di Big G?

Lo scopriremo nei prossimi mesi...


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