La rivincita del post breve?

Qual è la lunghezza ideale per un post?

A quanto pare, fare blogging e content marketing è (anche) una questione di misure.

Più un pezzo è corposo, più i lettori lo ameranno e lo condivideranno, dichiara Buzzsumo; e più è approfondito, più Google e gli altri motori di ricerca lo spingeranno fra i primi risultati, assicurano Backlinko e Clickstream

E se lo dicono loro, pesi massimi del settore, noi comuni mortali possiamo obiettare?

Be'... sì: ne è convinto Brian Liang di WEB DEVELOPERS ETC, che osservando alcune note pubblicazioni (Quartz, Entrepreneur, Foundr) ha notato come il loro successo sembri derivare non da post chilometrici, bensì da contenuti di lunghezza ridotta - nel caso di Quartz anche sotto le 500 parole!

Ma com'è possibile?

Come osano questi magazine birichini andare contro l'esperienza degli esperti?

Nel suo pezzo, Liang individua tre fattori principali:


Tempo 

Peggio dei pesci rossi: ebbene sì - fra mille impegni offline e ancora più stimoli online, trovare il tempo per letture impegnative durante la giornata è una mezza impresa - in genere, ci ritagliamo un quarto d'ora di pausa fra una cosa e l'altra, e se ci imbattiamo in un pezzo un po' troppo lungo... be', lo mettiamo in serbo per un altro momento, per dimenticarcene bellamente grazie al nostro livello d'attenzione ormai inferiore a quello di un pesce rosso.

Ecco perché una serie di contenuti concisi e dritti al punto possono avere una marcia in più.  


Breve, ma breve davvero 

Riprendendo Quartz come esempio, l'autore ricorda come gli autori del magazine abbiano notato una sorta di "zona morta" corrispondente ai post fra le 500 e le 800 parole - al di sotto (e al di sopra) di tale intervallo, i pezzi ottengono risultati nettamente migliori in termini di visite e condivisioni. 

Da questo, è facile dedurre come i lettori preferiscano un articolo molto sintetico ma coerente a uno un po' più approfondito ma lasciato a metà... insomma, se vogliamo essere concisi, dobbiamo esserlo per davvero!


Post brevi, code lunghe

Perché accanirsi a scrivere dei poemi per conquistare le keyword più ambite, quando quelle a coda lunga le ci si può aggiudicare anche con pezzi più brevi?

Questo è ciò che devono aver pensato i team dietro le riviste esaminate... e a buon diritto: concentrandosi su molte keyword long-tail, è più semplice intercettare molte ricerche meno comuni - che però sommate l'una all'altra possono portare milioni di visite e migliaia di backlinks!  


Infine, usando il suo stesso blog come esempio, Liang dimostra, dati alla mano, come scrivere tre post brevi (sotto le 1000 parole) possa portare a un numero di condivisioni maggiore rispetto a un solo post da 3000 parole o più.

Un risultato interessante, conclude l'autore, non solo perché spesso progettare un contenuto di taglia maxi richiede più tempo rispetto a più pezzi concisi, ma anche perché, in fondo, non in tutte le nicchie è possibile produrre post da migliaia di parole come se niente fosse - basti pensare ai blog dedicati alla cucina.

Scrivere post più brevi, insomma, non significa essere condannati all'irrilevanza: parafrasando il famoso detto, infatti, non dipende da quante parole hai... ma da come le sai usare 😉

E adesso, a voi la parola: da lettori/autori di blog, qual è il vostro approccio alla lunghezza dei post - indifferente, altalenante, ansioso? A presto! 


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